Nel pomeriggio di giovedì è avvenuto un omicidio a San Stino di Livenza: la vittima è Chiara Guerra, una donna di 53 anni, insegnante, trovata uccisa e poi gettata nel canale Malgher. L’indagato è un giovane di 17 anni, nipote della vittima, che ha ammesso le proprie responsabilità e si è presentato successivamente al pronto soccorso di Portogruaro con ferite al braccio e segni sul torso.
I rilievi e le indagini successive hanno ricostruito una catena di eventi che ha portato al fermo del minorenne e alla trasmissione del fascicolo al Tribunale per i minorenni di Trieste. Le autorità coinvolte hanno raccolto elementi materiali, immagini video e accertamenti medico-legali per chiarire dinamiche e responsabilità.
Sequenza temporale e prove raccolte dagli investigatori
Secondo la ricostruzione verificata, il delitto sarebbe stato commesso attorno all’ora di pranzo. Alle 14.10 le telecamere avrebbero ripreso il giovane mentre usciva dall’abitazione spingendo una carriola coperta da un telo, presumibilmente con il corpo della 53enne all’interno. Poche ore dopo, attorno alle 17, il ragazzo si è recato al pronto soccorso di Portogruaro accompagnato da un familiare e ha dichiarato di essersi ferito cadendo da una scaletta mentre tagliava la siepe, mostrando un gesso sul braccio destro e numerosi graffi e lividi sulla parte superiore del corpo.
Ritrovamenti e accertamenti forensi
Gli inquirenti hanno ritrovato tra l’erba alcuni brandelli degli indumenti che il giovane aveva ammesso di aver tentato di bruciare per cancellare le tracce. Sono state inoltre riscontrate sul corpo della vittima scottature che corrisponderebbero al tentativo di incendio descritto dall’indagato. Saranno gli esami di laboratorio sui vestiti, le analisi medico-legali e il rinvenimento dell’arma del delitto a confermare in modo definitivo l’origine delle lesioni e la dinamica della colluttazione.
Udienza di convalida e disposizioni del giudice
Alle 12.10 di mercoledì 17 giugno si è svolta al Tribunale per i minorenni di Trieste l’udienza di convalida del fermo. Il 17enne, proveniente da una struttura protetta, si è presentato con l’avambraccio destro ingessato e ha risposto alle domande del magistrato per oltre un’ora e mezza. L’udienza ha avuto il massimo riserbo sui contenuti del suo interrogatorio, ma al termine il gip ha convalidato l’arresto per omicidio volontario e occultamento di cadavere, disponendo il trasferimento dell’indagato all’Istituto penitenziario minorile di Rovigo.
Il giovane è assistito dalle avvocate Stefania Lucchetta e Federica Bassetto. All’indagato potrebbero essere contestate, oltre ai reati già formalizzati, aggravanti come la crudeltà, la premeditazione e i motivi abietti; non è stata comunque ritenuta applicabile l’aggravante del vincolo di parentela per la specifica natura del rapporto familiare esistente.
Elementi sul contesto familiare e reazioni
Tra gli spunti investigativi aperti vi sono tensioni familiari legate alla gestione del patrimonio immobiliare. La proprietà della famiglia comprende una casa a Tramontiuna a Caorle e un terreno di 5.000 metri quadri a San Stino, circostanze che alcuni residenti indicano come fonte di attriti. Tuttavia, tali ipotesi restano da verificare e saranno oggetto degli approfondimenti della Procura.
L’avvocato di fiducia della famiglia materna, Luca Pavanettoha ricordato che circa un anno fa la vittima si era rivolta a lui per consigli sulla destinazione di parte del proprio patrimonio a favore di enti benefici, sottolineando che “non aveva manifestato alcuna paura o segnale di pericolo”. La famiglia ha espresso l’intenzione di onorare la volontà della defunta sulla beneficenza anche in futuro.
Le indagini sul caso hanno coinvolto i carabinieri della Compagnia di Portogruaro e i comandi territoriali competenti, con l’ausilio del medico legale e dei sommozzatori per la ricerca e il recupero del corpo nei primi giorni di attività investigativa. La Procura dei minorenni di Trieste prosegue gli accertamenti per ricostruire ogni passaggio della vicenda e valutare tutte le responsabilità.


