In un momento di grande fermento per la sanità territoriale, due nuove Case della Comunità hanno aperto le loro porte a Mira e Bologna. Queste strutture rappresentano un passo fondamentale verso un modello di assistenza più vicino ai cittadini, integrando servizi sanitari e sociali in un unico hub.
Le nuove Case della Comunità non sono solo edifici, ma veri e propri centri di eccellenza che promettono di rivoluzionare il modo in cui accediamo alle cure. Vediamo da vicino cosa offrono e come stanno cambiando il panorama sanitario italiano.
Mira: un nuovo modello di sanità territoriale
La Casa della Comunità di Mira una delle tredici del territorio dell’Ulss 3 Serenissima è operativa dal inizio luglio. Realizzata ex novo con un investimento di 3,8 milioni di euro provenienti dal Pnrr la struttura si trova in via Confalonieri e offre una vasta gamma di servizi.
All’interno della struttura, i cittadini possono trovare il punto unico di accesso ai servizi amministrativi il servizio di assistenza domiciliare ambulatori per la specialistica servizi infermieristici e diagnostica di base. Inoltre, sono disponibili attività consultoriali, anche per i minori, e la gestione dei programmi di screening. La struttura garantisce anche la continuità assistenziale notturna.
Il direttore generale dell’Ulss 3, Massimo Zuin ha descritto la casa di comunità come la concretizzazione di un «nuovo modello di sanità territoriale». Zuin, originario della zona di Mira, ha sottolineato l’importanza di questa struttura, attesa da decenni. La casa di comunità è stata progettata dall’azienda sociosanitaria in collaborazione con le pubbliche amministrazioni e costruita dal nulla grazie a un cantiere efficiente.
Per sottolineare l’importanza del momento, la cerimonia di inaugurazione è iniziata con l’esecuzione di un brano di Vivaldi per violino, suonato da Alessandro Fagiuoli. Questo gesto ha richiamato le tradizioni veneziane di accoglienza alle persone fragili. La benedizione della struttura è stata affidata a don Cristiano Bobbo, seguita dal taglio del nastro. Tra i presenti, l’assessore regionale Gino Gerosa il sindaco Marco Dori e il presidente della conferenza dei sindaci Andrea Martellato.
Bologna: un edificio full optional per il quartiere
Anche a Bologna, in via Faenza, è stata inaugurata una nuova Casa della Comunità. La struttura, realizzata in meno di tre anni con un investimento di 11 milioni di euro (di cui 7,4 milioni con risorse Pnrr), si estende su circa quattromila metri quadrati e offre una vasta gamma di servizi.
L’edificio è stato descritto come «full optional» dal sindaco Matteo Lepore che ha sottolineato come il quartiere aspettava questa struttura da trent’anni. La Casa della Comunità di via Faenza è pensata per essere un punto di riferimento per gli oltre 50.000 abitanti dei quartieri Savena e Santo Stefano.
Tra i servizi offerti, troviamo un pool di esperti tra medici di famiglia, infermieri, specialisti e assistenti sociali. La struttura è dotata di apparecchiature per la diagnostica di ultima generazione e un grande parcheggio che verrà completato a settembre con quaranta posti auto. Altri servizi, come il servizio infermieristico domiciliare, la psicologia territoriale, le cure palliative e il punto di valutazione fisioterapico, sono in corso di attivazione.
La struttura rimane aperta tutti i giorni dalle 7 alle 20, con l’obiettivo di estendere l’attività sulle 24 ore nei prossimi mesi. Le specialità a disposizione includono cardiologia, diabetologia, endocrinologia, reumatologia, otorinolaringoiatria, urologia, dietistica, cure palliative, medicina interna e ambulatorio spirometrie. A breve sarà aggiunto anche un centro ambulatoriale riabilitativo con una palestra di circa 120 metri quadrati dotata di attrezzature di ultima generazione.
Anna Maria Petrini, direttrice generale dell’Ausl di Bologna ha sottolineato che la nuova struttura è un luogo vicino al territorio e capace di intercettare le esigenze socio-sanitarie dei quartieri. Petrini ha anche evidenziato l’importanza della collaborazione tra tutti gli attori coinvolti per garantire cure appropriate e vicine ai cittadini.
Il presidente della Regione, Michele de Pascale ha ricordato che l’Emilia-Romagna è una delle poche regioni in Italia che è riuscita a firmare l’accordo integrativo regionale con la medicina generale. Questo traguardo permette alle Case della Comunità di vedere l’ingresso attivo dei Medici di Medicina Generale e la piena operatività delle Aft, garantendo risposte assistenziali continuative.
De Pascale ha anche annunciato che nel piano strategico metropolitano che firmerà insieme al sindaco Lepore ci sarà un grande piano di investimenti sulla città metropolitana di Bologna. Il governatore ha sottolineato l’importanza di continuare a investire nella sanità regionale, anche una volta terminate le risorse del Pnrr.
Il sindaco Lepore ha ricordato come la Casa della Comunità sia un progetto che lo rende particolarmente orgoglioso. Ha anche evidenziato i 41 milioni di risorse Pnrr spesi a Bologna per ampliare la rete delle strutture sanitarie, tra case e ospedali di Comunità e altri presidi. Lepore ha sottolineato come, in soli quattro anni, Bologna abbia realizzato un numero di strutture che probabilmente non si vedeva dal dopoguerra.



