La Biennale di Venezia, una delle istituzioni culturali più prestigiose al mondo, è al centro di una polemica che vede contrapposti il governo italiano e l’Unione Europea. Il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, e la sottosegretaria alla Cultura, Lucia Borgonzoni, hanno espresso forte critica nei confronti della Commissione Europea per quello che definiscono un atto di censura inaccettabile.
La posizione di Alberto Stefani
Alberto Stefani ha dichiarato che l’Unione Europea, nata sulle macerie della Seconda guerra mondiale con l’obiettivo di garantire pace e prosperità, non dovrebbe imporre un pensiero unico ma difendere le libertà di tutti. Il presidente della Regione Veneto ha definito inaccettabile la censura imposta via social dalla vicepresidente della Commissione Ue, Henna Virkkunen, dopo una serie di attacchi all’autonomia della Biennale.
Stefani ha sottolineato che la cultura ha sempre rappresentato uno spazio di dialogo anche nei momenti più difficili della storia, e non dovrebbe subire ricatti o censure. Il rischio, secondo lui, è che si affermi il principio secondo cui per fare cultura serva una patente e che a darla sia un organismo non eletto direttamente dai cittadini.
Il presidente della Regione Veneto ha espresso la sua solidarietà al presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, e ha invitato l’Europa a ritrovare lo spirito dei suoi padri fondatori tornando a essere protagonista nella costruzione della pace, della crescita economica e della coesione tra i popoli.
La reazione di Lucia Borgonzoni
Lucia Borgonzoni, sottosegretaria alla Cultura, ha definito inaccettabile quanto sta accadendo con il caso Biennale. Secondo Borgonzoni, un organismo politico come l’Unione Europea raccomanda a un ente tecnico, l’agenzia Eacea, di interrompere i contributi senza elementi concreti per giustificare questa decisione.
La sottosegretaria ha parlato di fine del diritto definendo la decisione una sentenza prettamente politica che danneggia chi da anni porta avanti un lavoro straordinario a Venezia. Borgonzoni ha ribadito che l’Italia e i suoi luoghi d’arte sono liberi e democratici e non c’è spazio per i ricatti economici di Bruxelles.
Le conseguenze della censura
La polemica sollevata da Stefani e Borgonzoni mette in luce un conflitto più ampio tra l’autonomia delle istituzioni culturali italiane e le politiche dell’Unione Europea. La Biennale di Venezia, con la sua lunga tradizione di dialogo e innovazione rappresenta un simbolo di questa tensione.
La decisione di interrompere i contributi, secondo i critici, potrebbe avere ripercussioni non solo sulla Biennale ma anche su altre istituzioni culturali che dipendono dai finanziamenti europei. La questione solleva anche interrogativi sul ruolo dell’Unione Europea nella promozione della cultura e delle libertà artistiche.
In un momento in cui l’Europa cerca di rafforzare la sua identità culturale, la polemica sulla Biennale di Venezia potrebbe diventare un caso emblematico delle sfide che il continente deve affrontare per mantenere vivo lo spirito dei suoi padri fondatori.



