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Appalti in Veneto: la proposta di legge per garantire sicurezza ai lavoratori

In Veneto si lotta per fermare le morti bianche. Una mamma, dopo la tragedia del figlio, si batte per nuove leggi sulla sicurezza negli appalti.

HERO · Venezia

In Veneto, la lotta contro le morti bianche negli appalti ha trovato una nuova voce. Una voce che parla di dolore, ma anche di speranza e cambiamento. Monica Michielin, mamma di Mattia Battistetti, un giovane di 23 anni morto in un cantiere edile nel 2026, ha trasformato il suo lutto in un impegno collettivo per migliorare la sicurezza sul lavoro.

La tragedia di Mattia e la battaglia di Monica

Il 29, Mattia Battistetti uscì di casa per andare al lavoro. Non fece più ritorno. Un carico si sganciò da una gru, colpendolo alle spalle e uccidendolo sul colpo. Da quel giorno, la vita di Monica Michielin cambiò per sempre. Dopo un lungo processo penale e una sentenza di assoluzione per i titolari dell’azienda, Monica ha deciso di non arrendersi. “Non si può parlare di fatalità”, afferma con determinazione. La sua battaglia è diventata un simbolo per tutti i lavoratori che ogni giorno rischiano la vita negli appalti.

La proposta di legge della CGIL

Il settore degli appalti è particolarmente a rischio, con il 67% degli infortuni gravi e mortali sul totale. Per contrastare questa emergenza, la CGIL ha lanciato una proposta di legge di iniziativa popolare. Carlo Cunegato, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in Consiglio regionale, ha presentato la proposta nella sala Stampa ‘Oriana Fallaci’ di palazzo Ferro Fini a Venezia il 14 luglio 2026. “Siamo di fronte a una vera e propria tragedia”, ha dichiarato Cunegato, sottolineando l’importanza di intervenire sul sistema degli appalti per garantire maggiori tutele ai lavoratori.

I sette obiettivi della proposta

La proposta di legge della CGIL si articola in sette obiettivi principali. Tra questi, l’uguaglianza di diritti e tutele tra lavoratori in appalto e dipendenti delle aziende committenti, maggiori responsabilità per i committenti in materia di salute e sicurezza, e il divieto di subappalto nei settori più a rischio. “Chi lavora in appalto deve godere dello stesso salario e degli stessi diritti dei dipendenti del committente”, ha spiegato Giampaolo Zanni, responsabile della CGIL del Veneto.

Le testimonianze e le statistiche

Le statistiche sono allarmanti. Negli ultimi 20 anni, il numero di lavoratori impiegati nel sistema degli appalti è triplicato, passando da 1 milione a 3,1 milioni di persone. Nel 2026, in Italia si sono registrati 1093 morti sul lavoro, di cui il 67% nel settore degli appalti. In Veneto, le vittime sono state 111. “È una questione di cultura del lavoro”, ha sottolineato Sara Pasqualin, segretaria generale della Camera del Lavoro di Treviso. “Dobbiamo attenzionare maggiormente la sicurezza dei macchinari e indagare sulle modalità degli infortuni.”

Elena Ostanel, consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, ha chiesto alla maggioranza di intervenire con urgenza. “La sicurezza sul lavoro è una questione di dignità”, ha affermato. “Serve investire nella prevenzione, dotandoci di un quadro normativo adeguato e aumentando i fondi per l’organico dei tecnici dello SPISAL.”

La battaglia per fermare le morti bianche negli appalti è solo all’inizio. Ma grazie al coraggio di persone come Monica Michielin e all’impegno di organizzazioni come la CGIL, c’è speranza che le cose possano cambiare. Perché ogni vita persa è una tragedia che non dovrebbe più ripetersi.

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