Il digiuno intermittente, noto anche come Intermittent Fasting (IF), sta rivoluzionando il modo in cui comprendiamo la nutrizione e il metabolismo. Non si tratta semplicemente di saltare i pasti, ma di un approccio strutturato che può riprogrammare il funzionamento del nostro organismo a livello cellulare.
Questa pratica è stata oggetto di numerosi studi e dibattiti in prestigiosi simposi internazionali, tra cui le American Heart Association (AHA) Scientific Sessions, i congressi dell’American Diabetes Association (ADA), della European Association for the Study of Diabetes (EASD) e i forum dell’Australian Academy of Health and Medical Sciences (AAHMS).
Il cambiamento metabolico e la flessibilità energetica
Le ricerche pionieristiche dei Dr. Rafael de Cabo del National Institute on Aging (NIH) e del Dr. Mark P. Mattson della Johns Hopkins University School of Medicine pubblicate sul New England Journal of Medicine nel 2019, hanno dimostrato che il digiuno intermittente innesca un switch metabolico dal glucosio ai lipidi.
Questo cambiamento è cruciale per migliorare la flessibilità energetica del corpo, permettendo di utilizzare più efficacemente le riserve di grasso. Questo processo non solo aiuta a gestire il peso, ma può anche migliorare la sensibilità all’insulina e ridurre il rischio di malattie metaboliche.
Autofagia e proteostasi cellulare
Uno degli aspetti più affascinanti del digiuno intermittente è la sua capacità di stimolare l’autofagia un processo di pulizia cellulare che ha valso al biologo Yoshinori Ohsumi il Premio Nobel per la Medicina nel 2016.
Durante il digiuno, la cellula avvia una serie di meccanismi di autodifesa e riparazione. Tra questi, l’inibizione di mTORC1 e l’attivazione di AMPK che spegne la via dell’anabolismo e attiva la chinasi sensore d’energia. Questo porta alla formazione di autofagosomi e alla mitofagia il processo di degradazione degli organelli esausti.
Inoltre, il digiuno riduce i marker infiammatori sistemici come hs-CRP e IL-6 contribuendo a un miglioramento generale della salute.
Rigenerazione tissutale e benefici clinici
Gli studi del Dr. Valter Longo Direttore del Longevity Institute presso la USC, hanno dimostrato che il digiuno intermittente può promuovere la rigenerazione immunitaria e tissutale. Questo avviene grazie all’attivazione delle cellule staminali ematopoietiche.
Tra i benefici clinici osservati, troviamo un miglioramento della sensibilità insulinica una riduzione dei trigliceridi e del colesterolo LDL, e una diminuzione della pressione arteriosa sistolica. Inoltre, il digiuno intermittente ha effetti neuroprotettivi, aumentando i livelli di BDNF e prevenendo il deterioramento cognitivo.
Esso sposta lo stato fisiologico dell’organismo da una fase di crescita e accumulo a una fase di autoriparazione e manutenzione, promuovendo la longevità e il benessere generale.



