Un’operazione dei Carabinieri ha portato allo smantellamento di un’organizzazione criminale che truffava anziani in tutta Italia. L’operazione, denominata “Fumo del Vesuvio 2” ha portato all’arresto di tre membri del gruppo e all’imposizione di tre obblighi di dimora.
L’indagine è iniziata all’inizio del 2026 dopo un tentativo di truffa sventato ad Aurisina e un colpo riuscito a Muggia. I Carabinieri hanno scoperto una rete criminale ben organizzata che operava su scala nazionale, sfruttando il metodo del “finto Carabiniere”.
L’organizzazione criminale e il suo modus operandi
L’organizzazione criminale aveva una struttura piramidale con esattori, telefonisti e organizzatori. I telefonisti, spesso operativi dal centro storico di Napoli, gestivano le chiamate alle vittime, mentre gli esattori si occupavano del ritiro materiale del bottino.
Il modus operandi del gruppo seguiva uno schema collaudato. Il telefonista, fingendosi un rappresentante delle forze dell’ordine, contattava la vittima e comunicava una notizia drammatica riguardante un familiare. Sotto pressione psicologica, l’anziano veniva convinto a raccogliere denaro e gioielli per pagare una presunta cauzione o risarcimento. Il corriere, presentandosi come avvocato o funzionario, ritirava il bottino e si dileguava.
I risultati dell’operazione e la collaborazione tra le forze dell’ordine
Nel corso delle indagini, i Carabinieri hanno arrestato complessivamente 8 soggetti, denunciato altri 19 in stato di libertà, scoperto 18 truffe e recuperato circa 50.000 euro di proventi. La collaborazione tra i Carabinieri di Napoli, Trieste e Torino è stata fondamentale per il successo dell’operazione.
Le truffe sono state accertate non solo in Friuli Venezia Giulia ma anche in VenetoLombardiaPiemonteEmilia RomagnaUmbriaMarche e Campania.
La figura dei promotori e la gerarchia criminale
Le indagini hanno permesso di identificare il capo dell’organizzazione in un trentenne originario di Casalnuovo di Napoli residente nel quartiere Barra. Il sodalizio si avvaleva della collaborazione di soggetti già noti per reati simili, alcuni dei quali già indagati o condannati per associazione a delinquere finalizzata alle truffe agli anziani.
La divisione dei compiti era netta: i promotori gestivano l’organizzazione e il reclutamento, i telefonisti manipolavano le vittime, mentre i corrieri si occupavano del ritiro del bottino.
Nonostante si tratti di un fenomeno diffuso in tutta Italia, a Trieste il problema assume particolare rilevanza per via della composizione demografica della popolazione, con una presenza significativa di anziani.



