Robert Pattinson torna a Venezia, questa volta non come ospite occasionale, ma come protagonista e produttore di un film che sta facendo discutere: Primetime. Il film, diretto da Lance Oppenheim, è centrato sulla figura di Chris Hansen, il giornalista investigativo diventato famoso negli anni Duemila con il programma To Catch a Predator dove smascherava predatori sessuali di minorenni.
Pattinson, che ha recentemente abbracciato ruoli più complessi e distanti dall’immagine dell’idolo romantico, ha scelto di interpretare Hansen per esplorare i confini tra intrattenimento e informazione tra realtà e fiction. Un tema che lo ha affascinato fin da quando, da ragazzino, guardava lo show di Hansen.
Da idolo romantico a interprete disturbante
La carriera di Pattinson ha subito una notevole evoluzione negli ultimi anni. Dopo aver interpretato Antinoo nell’Odissea di Christopher Nolan, l’attore ha scelto di affrontare ruoli sempre più complessi e disturbanti. Primetime rappresenta un ulteriore passo in questa direzione, permettendogli di esplorare la figura di un uomo che ha utilizzato il male come arma.
“L’aspetto più interessante è nel confine tra intrattenimento e informazione, fiction e realtà”, ha dichiarato Pattinson durante una conferenza stampa a Venezia. “Allora non me ne rendevo conto, ma Chris ha utilizzato come un’arma quello che era convinto fosse il male.”
La scelta di interpretare Chris Hansen
La parte di Hansen era inizialmente pensata per altri attori, ma Pattinson ha deciso di prendere il ruolo dopo aver approfondito la ricerca. “Nel fare ricerche per disegnare perfettamente il ruolo, ho capito che potevo farlo io”, ha spiegato l’attore. Il regista Oppenheim lo ha paragonato a Jack Nicholson per la sua capacità interpretativa e versatilità.
Pattinson ha trascorso ore al telefono con Oppenheim per perfezionare il personaggio, studiando ossessivamente Hansen e il suo programma. “È un personaggio che non si può fare a meno di imitare”, ha raccontato l’attore, spiegando come lui e la troupe finissero per ripetere le espressioni e le battute di Hansen per capire quale fosse l’elemento che lo rendeva così cinematografico.
Il confine tra male e intrattenimento
Primetime non si limita a raccontare la storia di un programma televisivo controverso. Il film prova a osservare dall’interno il meccanismo che si mette in moto quando un tema reale e controverso entra nella macchina dello spettacolo e diventa un appuntamento televisivo di massa.
“Chris Hansen è un giornalista, è un intrattenitore, ma per me è anche un artista”, ha spiegato Oppenheim. Una definizione che racconta bene la natura ambigua del progetto. Durante la conferenza stampa, Pattinson ha riflettuto sulla sua idea di male, un tema centrale nel film. “Non si uccidono le persone, bisogna essere gentili”, ha detto, ma ha aggiunto che Hansen sembra non sapere davvero cosa sia il male, utilizzandolo come una categoria assoluta attraverso la quale giudicare gli altri.
Pattinson spera che Hansen possa apprezzare il film. “Spero che Hansen lo prenda come un complimento”, ha dichiarato l’attore. Secondo Pattinson, il film non nasce dal desiderio di ridicolizzare o attaccare il conduttore, ma dalla fascinazione per una figura capace di diventare culturalmente riconoscibile.
“C’è qualcosa di incredibilmente elettrico nella sceneggiatura e quindi nel film”, ha detto Pattinson, sottolineando come la sua interpretazione sia nata anche dalla volontà di restituire quell’energia. E proprio quella energia, secondo l’attore, è ciò che ha permesso a Hansen di diventare un personaggio che ancora oggi viene ricordato, imitato e trasformato in meme.
Primetime sarà nelle sale dal 15 ottobre, e promette di essere un film che farà riflettere sul potere della televisione e sul confine sempre più sottile tra informazione e intrattenimento.



