Mestre si prepara a vivere una giornata di intensa mobilitazione sociale. La cena in memoria di Giacomo “Jack” Gobbato, giovane attivista ucciso due anni fa mentre tentava di aiutare una donna rapinata, è stata spostata al 22 settembre. Questo cambiamento non è casuale, ma riflette una scelta precisa degli attivisti del Centro sociale rivolta e del Laboratorio climatico Pandora che vogliono trasformare il ricordo di Jack in un momento di impegno civile.
Una giornata di lotta e solidarietà al Parco Piraghetto
La scelta di spostare l’evento al Parco Piraghetto non è casuale. In quella stessa giornata, infatti, sarà presente Ferenc Venturelli, noto come “Eterno”, attivista di estrema destra che ha annunciato una provocazione in solidarietà a Simone Carabella, colpito da daspo dopo aver interrotto la preghiera dei musulmani bengalesi con gesti provocatori. Gli amici di Jack vogliono trasformare questa occasione in un momento di resistenza attiva.
«Come compagnə di Jack – hanno scritto in un post social condiviso -, abbiamo deciso che la sua cena non potrà essere solo un momento in cui ricordarlo ma, come avrebbe voluto, dovrà essere anche un momento di lotta e di mobilitazione». La giornata inizierà fin dalle prime ore della mattina, con l’obiettivo di «difendere insieme la città che Jack voleva».
Le tensioni crescenti a Mestre e Venezia
La mobilitazione si inserisce in un contesto di tensioni crescenti, che stanno interessando diverse parti d’Italia, comprese Mestre e Venezia. Solo nella giornata di ieri, domenica 12 settembre, alcuni giovani attivisti del centro sociale Morion, mentre trasportavano materiali per una festa a San Francesco della Vigna, sarebbero stati aggrediti in campo San Bartolomio, a piedi del ponte di Rialto, da un gruppo di persone in parte provenienti dal Nord Europa.
Gli attivisti hanno riconosciuto Ambrose Omo Irogho, noto influencer “antidegrado” bolognese, accompagnato da una serie di persone dotate di telecamere, identificate come affiliate all’estrema destra. L’aggressione sarebbe scattata quando gli attivisti hanno iniziato a urlare cori come «fascisti», e gli stranieri in nero avrebbero identificato una maglietta con logo internazionale dei movimenti antifascisti.
La città tra razzismo e solidarietà
Gli attivisti lamentano come «dalle ultime elezioni fino alla polemica sulla costruzione della moschea la nostra città è diventata il palcoscenico di razzisti, fascisti, islamofobi e fondamentalisti religiosi». A tutto questo, affermano, «ci dobbiamo ribellare e lo dobbiamo fare in tanti e con forza. Perché noi vogliamo vivere in una città libera e solidale che mette al primo posto i diritti e la qualità della vita delle persone che ci abitano».
La giornata di mobilitazione rappresenta quindi un momento cruciale per la città di Mestre, che si trova a dover affrontare sfide complesse legate all’inclusione e alla convivenza civile. La memoria di Jack Gobbato diventa così un simbolo di resistenza contro ogni forma di discriminazione e violenza.



