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Medaglie di commiato a Venezia: il questore Sbordone saluta settanta poliziotti

Il 19 maggio 2026 la Questura di Venezia ha celebrato con una cerimonia formale la fine del servizio di circa settanta agenti, tra ricordi e parole del questore Sbordone

Medaglie di commiato a Venezia: il questore Sbordone saluta settanta poliziotti

Il 19 maggio 2026 il Monastero dei Carmelitani Scalzi, nel sestiere di Cannaregio a Venezia, ha ospitato una mattinata di saluti e riconoscimenti: la consegna delle medaglie di commiato al personale della Polizia di Stato collocato in quiescenza. L’aula era piena di ex colleghi seduti fianco a fianco, senza più l’uniforme addosso ma con lo stesso portamento e gli stessi sguardi di chi ha dedicato anni al servizio pubblico. La cerimonia ha avuto un tono civile e raccolto, un momento in cui la comunità professionale si è ritrovata per testimoniare gratitudine e continuità.

Alla cerimonia erano presenti dirigenti e funzionari della Questura di Venezia, tra cui il questore Antonio Sbordone e il dottor Palmieri, che hanno presieduto la consegna delle medaglie di commiato. In totale sono state consegnate settanta onorificenze, simbolo del riconoscimento istituzionale per anni di impegno. Il rito formale ha anche offerto l’occasione per scambi di ricordi personali e professionali, confermando come la carriera in Polizia non sia soltanto una successione di incarichi ma la costruzione di un’identità condivisa.

La cerimonia e i suoi simboli

La consegna delle medaglie di commiato è stata tratteggiata come un gesto che oltrepassa la mera formalità amministrativa: è un segno di stima verso chi ha prestato servizio alla Repubblica. All’interno del Monastero degli Scalzi ogni passaggio della cerimonia ha richiamato il valore del giuramento e della continuità istituzionale, con parole che hanno reso esplicito il rapporto tra azione quotidiana e fiducia collettiva. Per molti partecipanti il momento ha rappresentato anche la chiusura di una stagione professionale intensa e la possibilità di condividere, una volta di più, la memoria di turni, indagini e interventi che hanno scandito le loro carriere.

Le parole del questore

Il questore Antonio Sbordone ha richiamato l’attenzione sul concetto di appartenenza: la divisa può essere restituita, ma l’habitus del servizio rimane dentro chi lo ha indossato. Pur evitando frasi rituali, Sbordone ha sottolineato che indossare l’uniforme significa assumere una responsabilità che spesso permane anche dopo il pensionamento, un tratto che definisce il rapporto tra la Polizia di Stato e la società. Ha descritto il Corpo come una sorta di famiglia allargata, fatta di legami solidi che si rinnovano nei momenti di commiato e nelle occasioni di incontro.

Ritrovo e memoria collettiva

Per gli agenti in quiescenza la mattinata ha rappresentato un’occasione per rivedere colleghi e superiori, riaffermando rapporti costruiti nel tempo. Il clima è stato quello del ricordo condiviso: aneddoti di servizio, piccoli traguardi professionali e le trasformazioni vissute dalla Polizia nel corso degli anni. Molti hanno raccontato come la propria identità professionale continui a influenzare la vita personale, segno che il servizio lascia una traccia duratura. Il rito delle medaglie ha dunque funzionato anche come strumento di coesione, capace di rinsaldare un sentimento di appartenenza oltre il pensionamento.

Valore istituzionale e rapporto con la comunità

Oltre all’aspetto emotivo, la consegna delle medaglie ha una valenza pubblica: è una testimonianza del rapporto tra istituzioni e cittadini, della fedeltà al dovere e della cura della sicurezza collettiva. Le onorificenze riconoscono anni di servizio che hanno contribuito a tutela e prevenzione, elementi fondamentali per la fiducia nella Polizia di Stato. In un contesto urbano complesso come Venezia, dove la protezione della comunità richiede competenze specifiche, la cerimonia ha ribadito l’importanza di celebrare chi ha dedicato la propria vita professionale al bene comune.

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