La tecnologia che oggi permea lo sport ha rapito l’attenzione di federazioni, media e tifosi, aprendo una nuova dimensione di “decisione” sul campo. La questione riguarda il verde dei campi, i giudizi degli arbitri e, più in generale, la percezione di giustizia che la società attribuisce al calcio. In campo istituzionale, la FIFA ha stabilito il principio di intervento tecnologico con l’introduzione del VAR nel 2015, dando inizio a una trasformazione nei processi decisionali. Questa rivoluzione non è solo un nuovo algoritmo, ma un intreccio di sensori, algoritmi e proiezioni che si combinano per creare una narrativa più “vendibile” e meno soggettiva.
Contesto e evoluzione del VAR
Il VAR, acronimo di Video Assistant Referee, nasce come risposta a una serie di errori di giudizio che avevano rovinato importanti partite. Il suo obiettivo principale è quello di mitigare l’impatto umano sulle grandi decisioni che, in ultimo caso, possono spostare la classifica consuntiva di una nazione. Per gli atleti, la presenza di un algoritmo che impara dal confronto di più angolazioni rappresenta una forma di “giustura” su cui contare. Il VAR si compone di tre fasi operative: revisione, discussione e decisione, con un tempo di risposta che varia da 30 a 90 secondi a seconda della complessità della scena.
Dal suo debutto, il sistema è stato oggetto di numerose critiche e apprezzamenti. Gli


