Il mondo digitale, con tutte le sue opportunità, nasconde anche pericoli insidiosi per i più giovani. Un recente rapporto dell’Unicef ha messo in luce una realtà preoccupante: un adolescente su cinque ha subito almeno una forma di sfruttamento o abuso sessuale facilitato dalla tecnologia nell’arco di un anno.
Il rapporto, intitolato “Through Children’s Eyes: How Digital Technologies Enable Child Sexual Abuse”, si basa sulle testimonianze di circa 21.000 ragazzi tra i 12 e i 17 anni in 21 Paesi tra Europa dell’Est, Africa, Asia e Sud America. Inoltre, 100 giovani tra i 16 e i 24 anni hanno raccontato le loro esperienze di abuso e sfruttamento sessuale digitale subite durante l’infanzia.
I numeri degli abusi online sui minori
Secondo le stime dell’Unicef circa 20 milioni di bambini e adolescenti nei Paesi analizzati hanno vissuto almeno una forma di abuso o sfruttamento sessuale attraverso strumenti digitali in un solo anno. Tra i dati più significativi, oltre 15 milioni di minori sono stati esposti a contenuti sessuali indesiderati, mentre circa 9 milioni hanno ricevuto richieste non desiderate legate a conversazioni o immagini intime. In 4 milioni di casi, immagini intime che ritraevano minori sono state diffuse senza il loro consenso.
A preoccupare è anche il numero estremamente basso di segnalazioni: meno dell’1% delle esperienze è stato denunciato alla polizia, a un assistente sociale o a una linea di aiuto. Più di quattro ragazzi su dieci, inoltre, non hanno raccontato a nessuno ciò che era accaduto. L’Unicef ritiene quindi probabile che la reale dimensione del fenomeno sia ancora maggiore.
Dove avvengono gli abusi
Le piattaforme digitali utilizzate quotidianamente dai ragazzi possono diventare anche luoghi in cui i malintenzionati cercano di conquistare la loro fiducia. Quasi il 60% dei casi analizzati è avvenuto sui social network e sui servizi di messaggistica, tra cui Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok e WhatsApp. Un ulteriore 14% si è verificato invece nell’ambiente dei videogiochi online, sfruttando chat e strumenti di interazione.
Un altro elemento emerso dalla ricerca riguarda l’identità dell’autore dell’abuso. In una parte sostanziosa dei casi, infatti, non si tratta di una persona sconosciuta incontrata sul web: il responsabile era già conosciuto dalla vittima, ad esempio come amico, compagno di scuola, partner o familiare.
L’Intelligenza Artificiale aumenta i rischi
Tra le minacce più recenti c’è anche l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale per creare contenuti falsi e realistici che coinvolgono minori. Secondo il rapporto, oltre un milione di ragazzi e ragazze è stato coinvolto nello scambio di immagini o video di questo tipo, che possono essere utilizzati anche per intimidire o ricattare le vittime.
Le conseguenze non sono soltanto digitali. L’Unicef rileva infatti un forte impatto sul benessere psicologico dei minori coinvolti: rispetto ai coetanei, le vittime presentano una probabilità circa quattro volte maggiore di avere pensieri o comportamenti suicidari e di ricorrere all’autolesionismo, oltre a livelli di ansia più elevati.
Per questo l’Unicef chiede a governi e aziende tecnologiche di intervenire con maggiore urgenza per rendere gli ambienti digitali più sicuri, rafforzare i sistemi di protezione e garantire ai minori vittime di abuso un accesso più semplice agli aiuti.



