Un vasto incendio ha devastato il deposito Bartolini di Milano, nel quartiere Bovisa, la sera del 9 luglio 2026. Le fiamme, partite da un container, hanno coinvolto circa ottomila metri quadrati di superficie, creando una colonna di fumo nero visibile a chilometri di distanza. L’incendio, che ha richiesto l’intervento di cinque squadre di Vigili del Fuoco, ha messo in allarme l’intera zona circostante, compresi gli studenti del vicino campus del Politecnico.
Le prime indagini, coordinate dalla Procura di Milano, puntano su un pacco sospetto. Un dipendente ha notato del fumo uscire da un pacco caricato su un camion diretto a Torino. Poco dopo, le fiamme hanno avvolto l’intero contenuto del mezzo, che avrebbe dovuto trasportare circa 500-600 pacchi. Il capo magazziniere Sonny Salac ha raccontato di aver visto cadere un grosso pacco da uno scivolo trasportatore, seguito da una vampata di fiamme.
Le operazioni di spegnimento e le misure di sicurezza
I vigili del fuoco hanno lavorato senza sosta per tutta la notte per circoscrivere le fiamme e evitare la propagazione del fuoco alle strutture adiacenti. Grazie al loro intervento, la palazzina degli uffici non è stata coinvolta. Tuttavia, i danni sono ingenti e l’Arpa sta monitorando la qualità dell’aria nelle zone limitrofe al rogo.
Le autorità hanno invitato i residenti a mantenere le finestre chiuse e a evitare l’uso di spazi verdi pubblici. Inoltre, è stato vietato l’utilizzo di verdura coltivata sul balcone o negli orti. Le scuole e i nidi sono stati invitati a evitare l’utilizzo di spazi all’aperto. La zona rossa, inizialmente estesa a un raggio di 2 km, è stata poi ridotta a 500 metri.
Le indagini e le ipotesi
Le indagini sono coordinate dalla Procura di Milano, diretta da Marcello Viola. Un fascicolo verrà aperto non appena gli inquirenti riceveranno gli atti dalla polizia di Stato, che indaga insieme ai vigili del fuoco. L’ipotesi del rogo accidentale sembra ormai quasi accertata, ma andrà chiarito cosa ci fosse nel pacco che ha preso fuoco e perché il rogo si è propagato così velocemente.
La Direzione distrettuale antimafia, coordinata dal pm Paolo Storari, sta indagando per accertare se si sia trattato di un attentato o di un sabotaggio. Storari, nel 2026, si era occupato di un’inchiesta che aveva portato al sequestro per frode fiscale sull’utilizzo dei cosiddetti «serbatoi di manodopera» a carico del colosso della logistica Brt, per oltre 40 milioni di euro.
Le analisi ambientali
Nella giornata di giovedì, Arpa Lombardia ha effettuato un ulteriore sopralluogo. Il primo filtro del campionatore verrà ritirato nelle prime ore del pomeriggio e inviato al laboratorio di Milano per la ricerca di eventuali sostanze microinquinanti: diossine, furani e IPA. Le analisi serviranno a determinare l’impatto ambientale dell’incendio e a valutare eventuali rischi per la salute pubblica.
L’incendio ha coinvolto anche diversi container posizionati sulle bocche di accesso al deposito. Secondo il comandante dei vigili del fuoco di Milano, la parte più importante del fumo è stata prodotta da questi container. L’incendio si è poi allargato nella grande struttura, in particolare in un capannone dove era custodito il materiale da consegnare.
Intorno al Brt Depot si trovano un altro grande spedizioniere, una ditta di informatica, la ferrovia, il Campus Bovisa del Politecnico, e un’attività di ristorazione. L’azione di contenimento operata dai vigili del fuoco è stata cruciale per evitare che le fiamme lambissero queste strutture.



