Nel reparto di Ostetricia dell ospedale di Mirano una procedura di routine ha preso una piega imprevista: dopo il taglio cesareo programmato il 5 maggio i ginecologi hanno dovuto affrontare l emorragia improvvisa di una neoformazione addominale che conviveva con la gravidanza a 37 settimane. La paziente, una donna di 36 anni della zona del Miranese, era alla seconda gravidanza e aveva segnalato un rigonfiamento rapido del ventre: gli accertamenti con risonanza magnetica e ecografia avevano rilevato una massa stimata in 30×20 centimetri, valutata e monitorata nel tempo.
Il piano operatorio prevedeva inizialmente solo il parto e la sutura uterina, in linea con le linee guida che suggeriscono di evitare asportazioni di grossi fibromi durante la gestazione per il rischio di sanguinamento. Tuttavia, poco dopo l estrazione del bambino, un neonato di circa 3 kg, la massa cominciò a sanguinare in modo persistente e la squadra decise di procedere immediatamente all asportazione per controllare l emorragia e salvaguardare la vita della madre.
Il quadro preoperatorio e la strategia pianificata
Prima dell intervento i medici avevano valutato la situazione con attenzione: la massa addominale esercitava pressione su organi e grosse vene, compresi fegato, vena cava e aorta, aumentando il rischio intraoperatorio. Per questo motivo il primario di Ostetricia, Jacopo Wabersich, e il team avevano predisposto precauzioni straordinarie, tra cui la disponibilità di sei sacche di sangue e la presenza di personale qualificato in sala operatoria. La scelta iniziale di non rimuovere la lesione durante il cesareo si fondava sul concetto che la vascolarizzazione uterina aumenta durante la gravidanza e che alcuni fibromi tendono a ridursi dopo il parto.
Valutazioni diagnostiche e rischi considerati
Gli esami strumentali come la risonanza magnetica hanno permesso di stimare dimensioni e posizione della neoformazione, aiutando l equipe a pianificare possibili scenari d emergenza. Nonostante il monitoraggio continuo, era impossibile prevedere il comportamento della massa una volta aperta la cavita addominale: la variabile più critica era l insorgenza di una emorragia acuta, condizione che obbliga a decisioni chirurgiche rapide e a volte a soluzioni radicali come l isterectomia.
L intervento: tempismo e tecnica in emergenza
All atto del cesareo, dopo l estrazione del bambino in buona salute, la neoformazione ha iniziato a sanguinare in modo insistente. Il team diretto da Wabersich ha quindi convertito l intervento in doppia procedura, procedendo all asportazione della massa per arrestare l emorragia. L operazione è durata circa un ora e 35 minuti, durante la quale si è riusciti a controllare il sanguinamento e, cosa non scontata, a preservare il utero della paziente, evitando l isterectomia che in alcuni casi diventa necessaria per salvare la vita della madre.
Personale e ruoli decisivi
La procedura è stata possibile grazie al lavoro coordinato di ginecologi, anestesisti e strumentisti: accanto al primario hanno operato le dottoresse e i dottori del team, tra cui Eleonora Salviato e Armando Nallbani, lo strumentista Andrea Barbiero e l anestesista Tiziana De Cristofaro. L équipe anestesiologica, guidata dalla primaria Debora Saggioro, ha gestito le esigenze emodinamiche della paziente durante la crisi emorragica, un aspetto cruciale in interventi ostetrici complessi dove la stabilità cardiovascolare è fondamentale.
Esiti, valutazioni e significato clinico
Al termine dell intervento sia la madre che il neonato stavano bene: il bambino, di circa 3 kg, ha iniziato a piangere subito dopo la nascita e la paziente è riuscita a recuperare senza l asportazione dell utero. Il direttore dell Ulss 3 Serenissima, Massimo Zuin, ha sottolineato come questo caso evidenzi la capacità di un ospedale moderno di affrontare situazioni impreviste con professionalità e rapidità. Dopo quindici giorni dal ricovero, entrambi erano in buone condizioni e riconoscenti verso il personale medico e infermieristico coinvolto.



