A Borgo Valbelluna, in provincia di Belluno, un produttore storico del settore ceramico ha ottenuto un riconoscimento che cambia il modo di gestire gli scarti di produzione. Ceramica Dolomite ha ricevuto dalla Regione un decreto che qualifica lo scarto ceramico come sottoprodotto fin dall’origine, aprendo la strada al suo reinserimento diretto nel processo produttivo anziché al trattamento come rifiuto speciale. Questa decisione interessa circa il 15% della produzione annua dell’azienda, una porzione significativa destinata oggi a nuova vita.
Il lavoro tecnico che ha reso possibile il provvedimento è stato condotto con il supporto del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Torino: i ricercatori hanno valutato la compatibilità del cosiddetto rottame ceramico con gli impasti impiegati nella produzione di sanitari. Il risultato è la reimmissione in linea di circa 1.500 tonnellate all’anno, equivalenti a circa 45mila pezzi su una produzione complessiva di 300mila sanitari l’anno, con ricadute positive sui costi di smaltimento e sul consumo di materie prime vergini.
Il decreto e cosa cambia
Il cuore della novità è la qualificazione normativa: riconoscendo il materiale come sottoprodotto fin dall’origine, la Regione consente a Ceramica Dolomite di trattare gli scarti come risorsa anziché come rifiuto. Per sottoprodotto si intende un materiale generato durante un processo produttivo che mantiene caratteristiche tali da poter essere riutilizzato senza ulteriori trattamenti di bonifica. Sul piano operativo, questo elimina procedure complesse e costose di smaltimento, riduce l’impatto ambientale legato ai trasporti e favorisce un processo produttivo più circolare.
Implicazioni normative e ambientali
Dal punto di vista normativo il riconoscimento permette di ridisegnare la gestione interna dei flussi di materiale. L’adozione della qualifica di sottoprodotto consente di ridurre le registrazioni e le autorizzazioni legate ai rifiuti speciali, semplificando la logistica. Sul fronte ambientale, il reinserimento del rottame ceramico nel ciclo produttivo abbassa la domanda di materie prime vergini e contribuisce a contenere le emissioni legate all’estrazione e al trasporto, favorendo un modello di economia circolare applicata al settore ceramico.
Aspetti tecnici della trasformazione
La trasformazione pratica degli scarti parte da una selezione puntuale dei pezzi difettati, che possono presentare difetti strutturali o estetici ma conservano le caratteristiche chimico-fisiche necessarie. Dopo la raccolta, il materiale viene frantumato, vagliato e ridotto in polvere per essere dosato negli impasti. Le analisi condotte dall’Università di Torino hanno verificato che l’incorporazione del rottame non compromette le proprietà meccaniche e chimiche del prodotto finale, permettendo di mantenere standard qualitativi elevati.
Fasi operative in reparto
In fabbrica le fasi tipiche includono la separazione per tipologia di difetto, la macinazione controllata e la miscelazione con materie prime tradizionali. L’uso di sensoristica e controlli di qualità garantisce che il materiale riciclato non alteri il comportamento degli impasti in cottura. Questo approccio mostra come un processo industriale possa integrare il recupero senza compromettere la produzione, trasformando un costo di smaltimento in una risorsa economica e tecnica.
Numeri, strategia e prospettive
I numeri sono chiari: la reimmissione di 1.500 tonnellate annue corrisponde all’equivalente di 45mila sanitari, su una produzione totale di 300mila pezzi. Per l’azienda, fondata nel 1965 a Trichiana e con sede a Borgo Valbelluna, questa scelta rientra in un più ampio piano di rilancio industriale che punta su innovazione, gamma premium e sostenibilità produttiva. In parole del CEO, Pablo Battistini, la novità permette una riduzione significativa dei costi di smaltimento, un minore impiego di materie prime vergini e un miglioramento della qualità complessiva del prodotto.
Oltre ai benefici immediati per l’azienda, il caso di Ceramica Dolomite può diventare un modello replicabile nel comparto ceramico italiano: dimostra come combinare ricerca universitaria, modifica normativa e adattamento tecnologico possa generare vantaggi economici e ambientali. Se altre realtà del settore adottassero soluzioni analoghe, l’impatto cumulativo sul consumo di materie prime e sulla produzione di rifiuti potrebbe essere rilevante, contribuendo a una transizione produttiva più sostenibile.



