Il 14 settembre è iniziata la quinta campagna di scavi archeologici promossa dall’Università di Padova sulla Rocca di Monselice, complesso fortificato situato nella provincia di Padova. L’attività, autorizzata dal Ministero della Cultura, si protrarrà fino al 9 ottobre e rappresenta la prosecuzione di un lavoro di ricerca avviato diversi anni fa. L’obiettivo principale è approfondire la conoscenza delle strutture medievali che si sono succedute sulla sommità della rocca, con particolare attenzione a due aree di grande rilevanza storica.
Per avvicinare la cittadinanza al processo scientifico, l’assessore al Patrimonio del Veneto, Filippo Giacinti, ha annunciato tre giornate di visita aperta: giovedì 1 ottobre, domenica 4 ottobre e mercoledì 7 ottobre. In quelle date i curiosi potranno osservare gli archeologi al lavoro, ascoltare le spiegazioni sulle metodologie impiegate e scoprire, passo dopo passo, le nuove evidenze che stanno emergendo dal terreno.
Scavi nel grande cimitero medievale a sud della chiesa di Santa Giustina
Una delle zone più promettenti è il cimitero medievale posizionato a sud della chiesa di Santa Giustina. L’area, sorprendentemente intatta nonostante le trasformazioni dovute alla costruzione del mastio federiciano nel XIII secolo, consente di studiare la organizzazione funeraria di una popolazione che visse sulla rocca durante il Medioevo. Gli archaeologists stanno dissotterrando singole tombe per ricostruire le varie fasi di utilizzo del cimitero e per identificare eventuali cambiamenti nella sua struttura nel corso dei secoli.
Analisi bioarcheologiche dei resti scheletrici
Ogni scheletro rinvenuto sarà sottoposto a analisi bioarcheologiche all’avanguardia. Queste indagini mirano a determinare l’origine geografica degli individui, i legami di parentela, le abitudini alimentari, lo stato di salute e, quando possibile, le cause di morte. Grazie a tecniche di isotopi e a test del DNA, sarà possibile collocare i defunti all’interno del più ampio panorama demografico del Veneto medievale, fornendo così una testimonianza vivente della vita quotidiana, delle malattie e delle condizioni sociali dell’epoca.
Indagini sull’edificio rettangolare con torre: la possibile domus incastonata
Nel settore nord-occidentale della rocca è stata identificata una struttura di notevoli dimensioni, caratterizzata da una pianta rettangolare e da una torre annessa. Le prime ipotesi degli esperti suggeriscono che si tratti di una domus incastonata ovvero una residenza fortificata destinata a una figura di alto rango, forse il comandante della difesa locale. Proseguendo gli scavi, gli archeologi potranno definire con maggiore precisione la cronologia dell’edificio, il suo impianto interno e il rapporto con le altre costruzioni presenti sulla sommità, contribuendo a ricostruire l’intera evoluzione architettonica della rocca.
Partecipazione internazionale e tecniche di documentazione digitale
Il progetto coinvolge circa trenta studenti dell’Università di Padova provenienti da quattro continenti: Africa (Senegal), America (Stati Uniti), Europa (Italia e Spagna) e Asia (Birmania). I giovani partecipanti operano in turni di circa quindici persone, apprendendo sul campo le metodologie di scavo stratigrafico, la registrazione dei reperti e l’analisi dei dati. Parallelamente, si utilizzano strumenti di fotogrammetria digitale e ricostruzioni tridimensionali per documentare ogni fase del lavoro, garantendo una conservazione virtuale delle strutture emergenti e consentendo future visualizzazioni immersive per i visitatori del mastio.
Secondo quanto sottolineato dall’assessore Giacinti, i risultati di questa campagna potranno essere impiegati per rinnovare gli spazi espositivi del mastio, rendendo la Rocca di Monselice un punto di riferimento non solo storico, ma anche educativo e interattivo. L’intersezione tra ricerca accademica e comunicazione digitale, infatti, offre al pubblico la possibilità di “vedere” anche quelle parti dell’edificio che oggi non sono più visibili, valorizzando ulteriormente il patrimonio culturale veneto.



