23 Settembre 2026 ☁ 19°

Serpenti di De Paolis, fra Kafka, Coen e Flaiano, senza premi a Venezia

Serpenti illumina le contraddizioni dell’Italia contemporanea, ma resta al di fuori dei premi a Venezia.

Serpenti di De Paolis, fra Kafka, Coen e Flaiano, senza premi a Venezia

La 83ª edizione della Mostra di Venezia si è appena chiusa lasciando una sensazione di vuoto sul fronte nazionale: cinque film italiani sono stati selezionati per la concorrenza ufficiale, ma nessuno ha conquistato una statuetta. Tra le opere a cui è stato riservato maggiore clamore c’è Serpenti un progetto che ha diviso la critica per la sua estrema originalità e per la scelta di non cedere a consuetudini narrative consolidate. La selezione, annunciata a metà settembre, ha riunito registi di fama come Nanni Moretti e Marco Bechis ma è stato proprio il debutto di Roberto De Paolis a generare il dibattito più acceso.

Il film si apre con una citazione di Ennio Flaiano“La situazione politica italiana è grave, ma non è seria”. Questo aforisma diventa la lente attraverso cui Serpenti osserva una società in cui l’assurdo è allo stesso tempo quotidiano e invisibile. Il cast comprende volti noti come Alessandro BorghiPietro CastellittoValeria Golino e il giovane talento Leonardo Lidi. La sceneggiatura, curata dai fratelli D’Innocenzo mescola riferimenti a Kafka ai fratelli Coen e a una tradizione satirica che si ricollega a Flaiano, generando un’atmosfera di grottesco serio che ha affascinato e sconcertato il pubblico.

Serpenti: trama, temi e influenze artistiche

La storia ruota attorno a un uomo che, dopo aver ucciso una donna, decide di costituirsi alle autorità. Il gesto, di per sé drammatico, viene trattato con una leggerezza quasi surreale: gli agenti di polizia lo ignorano, gli avvocati lo trattano come un caso di routine e la burocrazia diventa una stanza d’attesa infinita. Il film ricorre a inquadrature spoglie, corridoi lunghi e ambienti chiusi per enfatizzare la sensazione di stallo esistenziale. La colonna sonora, realizzata da Vittorio Giampietro alterna suoni di tensione a momenti di silenzio quasi ipnotico, accentuando la dualità tra umorismo nero e denuncia sociale.

Una denuncia avvolta nella surrealtà

Il protagonista, interpretato da Alessandro Borghi diventa l’incarnazione dell’indifferenza collettiva: mentre il mondo continua a muoversi intorno a lui, egli è l’unico a riconoscere la gravità del proprio gesto. Il suo percorso è un “processo di Kafka rovesciato”, dove chi dovrebbe giudicare resta sordo e chi dovrebbe ascoltare è impegnato in chiacchiere futili. Valeria Golino appare come una figura enigmatica, quasi spettrale, che sottolinea la distanza tra l’individuo e le istituzioni. Il risultato è un’opera che, pur usando elementi di commedia nera non perde mai di vista il suo impegno verso una critica sociale profonda.

Il panorama italiano a Venezia: numeri di incasso e riconoscimenti

Il risultato dell’edizione di Venezia ha evidenziato una crisi più ampia del cinema nazionale. Dall’1 agosto ad oggi, nessun film italiano ha superato il milione di euro di incassi. Ketticè presentato a Locarno, ha chiuso a 190 000 €, I figli della scimmia a 135 000 €, Ritorno a Buenos Aires a 106 000 €, Il cileno a 60 000 €. L’unica eccezione è stata The Echo Chamber di Andrea Pallaoro con 342 000 €, seguita da Serpenti che ha incassato 385 000 €. Questi dati confermano la difficoltà del settore ad attrarre pubblico, soprattutto in un contesto di riduzione dei fondi e dei tax credit post-Covid.

Nonostante l’assenza di premi per i cinque titoli in concorso, alcuni film hanno comunque ricevuto riconoscimenti in sezioni parallele. I figli della scimmia di Tommaso Landucci ha vinto all’Orizzonti, lodato per la rappresentazione struggente di un padre alle prese con la disabilità del figlio. Riccardo Scamarcio è stato premiato per la sua interpretazione, e la sceneggiatura di Tommaso Landucci ha ottenuto il premio FEDIC. Questi premi, sebbene marginali rispetto al concorso principale, indicano una spinta verso progetti più audaci e meno vincolati dalle logiche commerciali.

Altre proposte emergenti e il futuro del cinema italiano

Accanto a Serpenti la Mostra ha ospitato opere che dimostrano un fermento creativo al di fuori delle grandi produzioni. Luca Guadagnino ha presentato Joie de vivre un film-rivera di sette ore dedicato a Bernardo Bertolucci, che ha attratto un pubblico giovane e appassionato di sperimentazione. Altri registi come Alina Marazzi hanno proposto La ragazza con la Leica un ibrido tra documentario e finzione che ricostruisce la vita di Gerda Taro, mentre Carla Lonzi è stata al centro di un documentario che ne esplora l’attivismo femminista. Queste proposte, meno dipendenti da ingenti budget, dimostrano che la vitalità del cinema italiano può nascere da idee coraggiose e da una sperimentazione formale più libera.

Il caso di Serpenti potrebbe rappresentare un segnale di svolta: un film che, pur non avendo ricevuto premi ufficiali, riesce a stimolare discussioni, a incassare cifre superiori alla media e a proporre una visione diversa dell’Italia. Se il futuro del settore dovesse basarsi su opere capaci di coniugare originalità narrativa e impegno critico allora le piccole produzioni indipendenti potrebbero diventare il motore di una rinascita culturale, superando le limitazioni economiche imposte dal contesto attuale.

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