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Riapertura della Torre di Sant’Andrea: visite, biglietti e nuova gestione

La Torre di Sant’Andrea a Chioggia riapre al pubblico introducendo un nuovo modello gestionale integrato nei musei diocesani: visite dal giovedì alla domenica, biglietti da 7 e 5 euro e riconoscimento internazionale per l’orologio risalente al 1385.

Riapertura della Torre di Sant’Andrea: visite, biglietti e nuova gestione

La Torre di Sant’Andrea a Chioggia riapre le sue porte al pubblico in una veste rinnovata, segnando il passaggio da una gestione prevalentemente volontaria a un inserimento organizzativo più stabile. Al centro dell’attenzione rimane l’elemento che ha reso famosa la torre: l’orologio da torre funzionante ritenuto il più antico al mondo, con documentazione che ne attesta il funzionamento già nel 1385.

Oltre al valore storico e tecnico, la riapertura porta con sé scelte pratiche per le visite e un riconoscimento pubblico del lavoro svolto per decenni dall’Associazione “Mons. C. Zennaro” e dal gruppo di volontari che hanno curato il sito fino alla recente transizione gestionale.

La riapertura e le modalità di visita

La Torre sarà fruibile al pubblico con un calendario settimanale che prevede aperture dal giovedì alla domenica. In estate l’orario di accesso è esteso fino alle 23:00 per consentire a residenti e turisti di ammirare il panorama cittadino dall’alto. Per entrare sono previste due tipologie di biglietto: il Biglietto Unico al costo di 7 euro che comprende l’accesso a tutto il polo museale comprendente il Museo Diocesano, la Pinacoteca della Santissima Trinità e il Museo dell’Orologio, e il Biglietto Singolo da 5 euro riservato a chi desidera visitare soltanto la Torre di Sant’Andrea.

Questo nuovo modello di fruizione inserisce la Torre nel circuito dei musei diocesani offrendo una continuità espositiva e gestionale che integra la Torre con altri luoghi di interesse religioso e artistico della città.

Dalla scoperta archivistica al restauro: tappe e protagonisti

La storia recente dell’orologio è il risultato di decenni di ricerca e di tutela. Le indagini sull’archivio cittadino condotte tra gli anni ’70 e ’80 da Don Dino De Antoni, dal prof. Giorgio Boscolo e dal prof. PierGiorgio Lombardo portarono alla luce il documento che certificava il funzionamento del meccanismo già nel 1385. Questo dato archivistico è centrale per la rivendicazione del primato rispetto ad altri meccanismi storicamente considerati i più antichi, tra cui l’esemplare di Salisbury.

Il salvataggio e il restauro

Nel ottobre 1987 l’orologio rischiò la distruzione: durante lavori in torre l’artigiano Gianni Lanza individuò il complesso meccanismo fra detriti che stava per essere destinato alla rottamazione. Lanza non solo ne impedì la distruzione, ma realizzò a sue spese il supporto in ferro che ancora lo regge. A fianco di questo intervento si pose la tutela promossa da Mons. Cinzio Zennaro che si oppose alle trasformazioni non rispettose del valore storico del congegno. Il restauro filologico del 2005 ripristinò lo scappamento a scure e il bilanciere a foliot riportando l’orologio a funzionare secondo i principi meccanici medioevali.

Le ricerche condotte dal maestro Aldo Bullo e le verifiche scientifiche inviate al prof. Ettore Pennestrì (Università La Sapienza di Roma) e alla dott.ssa Marisa Addomine (allora presidente del Registro Italiano Orologi da Torre) consolidarono la datazione antica del meccanismo, contribuendo al riconoscimento internazionale dell’esemplare di Chioggia.

Il ruolo dell’Associazione e il Museo Verticale

La trasformazione in attrazione culturale è stata il frutto di un lavoro collettivo. L’Associazione “Mons. C. Zennaro” e i volontari realizzarono il progetto espositivo che culminò nell’apertura del Museo Verticale il 16 settembre 2006. Tra i protagonisti si ricordano il prof. Luciano Bellemo ideatore del percorso scientifico, gli artigiani Gianni Lanza e Renzo Marchesan per gli interventi tecnici, e il prof. Cesare Mantovan per la documentazione visiva. Al gruppo si aggiunsero gli “Amici della Torre”, con nomi storici come Angelo CarboninClaudio Perini e il fornaio Garbin simboli di una comunità impegnata.

Negli anni il sito divenne anche un centro di scambi accademici con istituzioni come Ca’ Foscari l’Università di Udine e l’Università di Monaco di Baviera trasformando la Torre in un laboratorio culturale e scientifico oltre che in una meta turistica nazionale e internazionale.

La nuova gestione istituzionale segna

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