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Omicidio di Chiara Guerra a San Stino: studenti in lutto e indagini per motivi patrimoniali

La professoressa Chiara Guerra, insegnante molto stimata all’istituto Rita Levi Montalcini di San Stino di Livenza, è stata uccisa e il nipote 17enne è stato fermato: studenti, colleghi e autorità locali reagiscono tra lutto e incredulità mentre proseguono le ricerche del corpo e dell’arma

Omicidio di Chiara Guerra a San Stino: studenti in lutto e indagini per motivi patrimoniali

La comunità di San Stino di Livenza è ancora sotto shock per la morte violenta di Chiara Guerra53 anni, insegnante di lettere dell’istituto comprensivo «Rita Levi Montalcini». I suoi alunni hanno lasciato fiori, cartelli e striscioni davanti al cancello della grande tenuta di famiglia, trasformata in un luogo di ricordo e di processione laica.

Le autorità hanno fermato un 17ennenipote della vittima, dopo che il ragazzo avrebbe ammesso un litigio con la zia: la procura di Pordenone ha aperto un fascicolo per omicidio e gli atti sono stati trasmessi alla procura per i minorenni di Trieste, in ragione dell’età dell’indagato. Intanto proseguono le ricerche del corpo e dell’arma, ricerche che impegnano vigili del fuoco, sommozzatori, droni e unità cinofile.

Il cordoglio degli studenti e il ruolo della prof nello istituto

I ragazzi descrivono la docente come una figura autorevole ma mai autoritaria: «la Prof con la P maiuscola», ripetono, ricordando le sue correzioni gentili e la capacità di farsi rispettare. In questi giorni gli studenti di terza media, impegnati negli esami orali che la prof seguiva, si sono presentati davanti alla casa con maglie di squadra e biglietti: «Faremo l’esame per lei», dicono i giovani della classe 3A, noti come i «papabili», soprannome che la docente usava giocando durante le interrogazioni.

Colleghi e amministratori locali hanno sottolineato che la vita professionale di Guerra era concentrata sulla scuola: molte ore davanti alle classi, insegnamento di italiano, storia, geografia ed educazione civica e un legame stretto con generazioni di alunni. La reazione della comunità evidenzia il vuoto lasciato da una figura tanto nota quanto riservata.

Le indagini e il quadro ricostruito dagli inquirenti

Secondo gli accertamenti emersi finora, il 17enne avrebbe inizialmente negato o minimizzato la situazione davanti ai vicini, sostenendo che «la zia non è rientrata a casa», e attribuendo a una caduta la fasciatura alla mano che mostrava. Davanti agli investigatori, però, il ragazzo avrebbe poi ammesso che «avevamo litigato», e gli accertamenti tecnici hanno portato al suo fermo.

Elementi materiali raccolti

Nella legnaia della grande casa di famiglia sono state trovate tracce di sangue che, secondo gli esami preliminari, sarebbero riconducibili all’aggressione. Gli inquirenti ipotizzano che la donna sia stata colpita con un coltello, portata poi su una carriola e trasportata verso l’argine di un canale vicino, dove sarebbe stata gettata insieme all’arma. Al momento il corpo non è stato ritrovato e il coltello non è stato ancora recuperato nonostante le ricerche che si estendono fino alla foce marina.

Gli investigatori indicano come possibile movente le tensioni famili

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