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Biennale Venezia: il Cremlino ringrazia, l’Ue minaccia di tagliare i fondi

La Biennale di Venezia diventa il palcoscenico di uno scontro diplomatico e culturale tra Russia e Unione Europea. Scopri le dichiarazioni del portavoce di Putin e le reazioni dell'Ue.

Biennale Venezia: il Cremlino ringrazia, l’Ue minaccia di tagliare i fondi

La Biennale di Venezia si trova al centro di un acceso dibattito internazionale, con dichiarazioni del portavoce del Cremlino Dmitry Peskov che hanno riacceso le tensioni tra Russia e Unione Europea. Le parole di Peskov, riportate dall’agenzia di stampa Tass, hanno espresso gratitudine verso coloro che hanno mantenuto la collaborazione con i rappresentanti russi, criticando al contempo la mentalità chiusa che, secondo lui, domina in Europa.

Questo intervento non è passato inosservato, soprattutto in un contesto in cui l’Italia, pur allineata alla posizione filo-ucraina dell’Ue, è divisa internamente, con la Lega che ha preso le difese della Fondazione. La situazione si è ulteriormente complicata con la decisione del Consiglio europeo degli Affari esteri di condannare l’invito del Comitato olimpico internazionale agli atleti russi alle competizioni sportive, un gesto che l’Alta rappresentante Kaja Kallas ha definito come un rischio di ricompensare gli attacchi alla Ucraina.

La posizione del Cremlino e le reazioni europee

Il portavoce del Cremlino ha espresso rammarico per i tentativi di cancellare la cultura russa definendola una delle più ricche culture di civiltà sulla Terra. Peskov ha lodato gli organizzatori della Biennale che hanno mantenuto la collaborazione con i rappresentanti russi, dimostrando di essere immuni dalla mentalità ristretta che, secondo lui, domina in Europa. Tuttavia, l’Ue non sembra intenzionata a fare marcia indietro. La Commissione europea ha raccomandato ufficialmente la revoca del finanziamento comunitario da due milioni di euro in tre anni alla Biennale di Venezia, a causa della riapertura del padiglione russo.

La vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen ha specificato che la decisione è stata presa dopo un’attenta valutazione delle risposte fornite dalla Biennale per giustificare la riapertura del padiglione russo. Virkkunen ha sottolineato che la cultura in Europa, finanziata con i soldi dei contribuenti, dovrebbe promuovere e salvaguardare i valori democratici i quali non sono rispettati nella Russia di oggi.

La riapertura del padiglione russo e le conseguenze

La riapertura del padiglione russo, chiuso dal 2026 a seguito dell’invasione dell’Ucraina, era stata decisa a marzo dal presidente della mostra d’arte moderna, Pietrangelo Buttafuoco. Questa decisione ha trovato l’opposizione del governo e del ministro della Cultura Alessandro Giuli, che aveva inviato gli ispettori a Venezia. La Commissione Ue ha minacciato la revoca dei fondi e ha chiesto più volte chiarimenti all’Italia, accusando la Biennale di aver violato il regolamento che ha imposto le sanzioni europee a Mosca.

L’iter per la revoca del finanziamento era stato avviato il 10 aprile, con la revoca comunicata ufficialmente il 23 aprile, concedendo all’ente trenta giorni per cambiare la propria decisione o per spiegarne le ragioni. La situazione ha scatenato reazioni politiche in Italia, con il consigliere Davide Lovat (Resistere) che ha ribadito la sua opposizione alla deriva autoritaria dell’Unione europea e la collega Rosanna Conte (Lega) che ha ricalcato la richiesta del presidente Luca Zaia per una vera controffensiva istituzionale e politica.

Le dichiarazioni del ministro lituano e l’appello della Lega

Il ministro lituano Kęstutis Budrys ha sollevato la questione della neutralità confusa con la normalizzazione dell’aggressione sottolineando che ammettere un aggressore alla partecipazione non rappresenta una normale posizione di neutralità. Budrys ha notato che il regime russo sta gradualmente rientrando in gioco, prima negli eventi culturali come la Biennale di Venezia e ora nelle competizioni sportive.

In ambito regionale, la Lega ha insisto contro il taglio dei due milioni di euro per l’apertura alla Russia. Il segretario Stefano Stefani ha parlato di atto arrogante e di censura mentre il presidente Luca Zaia ha definito la situazione inaccettabile chiedendo al governo di intervenire per salvare un principio di libertà.

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