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Biennale 61: tensioni sul padiglione Russia, sciopero nazionale del settore cultura a Venezia

A Venezia la polemica sul padiglione Russia alla 61esima Esposizione Internazionale d'Arte si rialimenta con una terza lettera dell'Unione Europea alla Fondazione Biennale; nello stesso giorno, venerdì 12 giugno, uno sciopero nazionale del settore cultura ha causato chiusure e adesioni diffuse tra personale e servizi espositivi.

Biennale 61: tensioni sul padiglione Russia, sciopero nazionale del settore cultura a Venezia

La partecipazione del padiglione Russia alla 61esima Esposizione Internazionale d’Arte resta al centro delle tensioni a Venezia. A inasprire il dibattito è arrivata una terza comunicazione formale dell’Unione Europea indirizzata alla Fondazione Biennale che sollecita chiarimenti aggiuntivi sui punti non ancora definiti: la Fondazione dispone ora di 30 giorni per rispondere all’esecutivo comunitario. Nello stesso giorno, venerdì 12 giugno una mobilitazione nazionale dei lavoratori del settore cultura ha interrotto aperture e servizi in vari spazi espositivi della città.

Le contestazioni alla presenza russa non sono nuove: tra le azioni pubbliche di dissenso si è distinta anche la protesta delle Pussy Riot ma ora la vicenda assume un profilo istituzionale con la missiva dell’Unione Europea che riprende le questioni già sollevate nei precedenti scambi di corrispondenza.

Sciopero nazionale del settore cultura con adesioni a Venezia

La giornata di mobilitazione è stata proclamata da vari sindacati tra cui Fp CgilCubAdl Cobas e altri gruppi di base, con l’obiettivo di portare all’attenzione pubblica condizioni lavorative ritenute inadeguate. Le sigle promotrici hanno segnalato precarietà, utilizzo improprio di partite Iva e salari insufficienti come nodi centrali della vertenza. Si tratta del primo sciopero nazionale specifico per il settore culturale che registra un impatto diretto sulle attività della Biennale.

Dichiarazioni dei rappresentanti sindacali

I leader locali hanno sintetizzato le ragioni dell’agitazione: Daniele Giordano segretario generale di CGIL Venezia insieme a Franca Vanto di Fp Cgil Venezia e Marco Dario di Nidil Cgil Venezia hanno sottolineato come «dietro l’immagine di eccellenza della città ci siano lavoratrici e lavoratori costretti a fare i conti con precarietà e appalti». I rappresentanti hanno chiesto che la cultura venga considerata un investimento strategico per il territorio e hanno elencato richieste precise: superamento delle false partite Iva, maggiori tutele in materia di salute e sicurezza, un piano straordinario di assunzioni pubbliche e strumenti di sostegno.

Impatto sulle aperture e sui padiglioni alla Biennale

Lo sciopero ha avuto effetti concreti sulle aperture previste per la giornata: a rischio è l’inaugurazione di The Human Safety Net alle Procuratie vecchie e la fruizione di diversi padiglioni nazionali. Tra i padiglioni segnalati come potenzialmente chiusi figurano quelli di SvizzeraCanada e Brasile oltre a rappresentanze come Grecia e Montenegro. Per altre nazioni è stata invece confermata la chiusura certa in orari specifici.

Chiusure confermate e luoghi coinvolti

Sono state annunciate chiusure certe a partire dalle ore 15 ai Giardini per i padiglioni di Finlandia e Francia. All’Arsenale non saranno accessibili i padiglioni di IrlandaOmanLibanoLussemburgo e Messico. All’esterno, chiusure previste per i padiglioni di IslandaScozia e Galles. Anche servizi collaterali hanno registrato adesioni: il bookshop i mediatori culturali della Biennale e i lavoratori della biblioteca centrale di IUAV hanno partecipato alla mobilitazione, creando disagi diffusi nella gestione delle visite e nelle attività di supporto.

La scelta di scioperare in concomitanza con l’Esposizione Internazionale d’Arte ha reso immediatamente visibile la protesta, mettendo in evidenza il ruolo spesso invisibile del personale che sostiene gli eventi culturali e sollevando interrogativi sulle politiche di gestione del lavoro nel comparto artistico e museale.

La missiva inviata dall’Unione Europea rappresenta il terzo sollecito formale alla Fondazione Biennale e chiede chiarimenti più dettagliati su materie rimaste aperte dopo due precedenti comunicazioni. La Fondazione ha ora 30 giorni per fornire una replica all’esecutivo comunitario: un termine che potrà determinare l’evoluzione delle valutazioni istituzionali intorno alla partecipazione del padiglione russo alla manifestazione.

Nel frattempo, la tensione tra questioni istituzionali e rivendicazioni dei lavoratori rimane elevata a Venezia: da una parte la necessità di chiarire profili amministrativi e politici, dall’altra la richiesta di migliorare condizioni e diritti di chi opera quotidianamente nelle strutture culturali della città. Gli sviluppi della vicenda dipenderanno sia dalla risposta formale della Fondazione Biennale entro i termini stabiliti sia dall’esito delle trattative tra sindacati e istituzioni locali e nazionali.

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