La 83esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, in programma dal 2 al 12 settembre 2026, ha suscitato un dibattito acceso per la drastica riduzione della presenza femminile in concorso. Solo un film su venti, Woman Unknown della danese-egiziana May el-Toukhy, è diretto da una donna. Questo dato, definito inquietante dal direttore artistico Alberto Barbera, riflette una tendenza preoccupante che va oltre il semplice caso isolato.
Un dato che non può essere ignorato
Il rapporto di uno a diciannove tra film diretti da donne e uomini in concorso è un segnale che non può essere normalizzato. Barbera ha dichiarato di aver sperato disperatamente di trovare più film di qualità diretti da donne, ma solo uno ha superato la selezione. Questo non significa che le donne non siano brave, ma che qualcosa non funziona a monte nella filiera culturale e industriale del cinema.
La qualità come criterio inderogabile
Barbera ha ribadito che la qualità è il principio fondamentale di ogni selezione artistica. La qualità, secondo lui, non ha sesso, provenienza o storia. Tuttavia, è inevitabile chiedersi come mai, alla fine di un intero percorso, la qualità abbia così spesso una voce maschile. La bellezza, spesso raccontata come una sostanza magica e incontaminata, è in realtà influenzata da fattori come il denaro, le opportunità, la fiducia e il tempo concesso per lavorare.
Le quote rosa come diversivo
Le quote rosa sono spesso viste come una soluzione temporanea per un sistema malato. Tuttavia, rappresentano anche un argomento utile per evitare di affrontare una situazione radicata che resiste al cambiamento. Il problema non è solo la selezione finale, ma l’intero processo che porta alla realizzazione di un film. Le donne non vogliono essere scambiate per merito, ma è necessario correre il rischio di essere tacciate di questo per non normalizzare un dato così sbilanciato.
Il cinema italiano in crescita
Se dal fronte americano si nota una certa latitanza, dovuta alla complessa fase di riorganizzazione delle grandi produzioni di Hollywood, il cinema italiano riserva invece piacevoli sorprese. Venezia accoglie una rappresentanza nostrana ricca e variegata, capace di affiancare grandi maestri e nuovi autori emergenti. Un segnale di forte rinnovamento che lascia guardare al futuro della nostra cinematografia con un cauto ottimismo.
La Mostra del Cinema di Venezia, con la sua lente d’ingrandimento, ci mostra lo stato delle cose. La colpa sarebbe distogliere lo sguardo. Noi che facciamo cinema, che è sguardo per definizione non possiamo permetterci di ignorare questo allarme.



