La questione della moschea a Mestre è tornata prepotentemente al centro del dibattito pubblico. La comunità bengalese, che conta migliaia di membri, ha acquistato un’area in via Giustizia per costruire un luogo di culto, ma il sindaco Simone Venturini ha posto delle condizioni che hanno scatenato la reazione della comunità.
La comunità bengalese, rappresentata da Prince Howlader, presidente dell’associazione dei Giovani per l’umanità ha minacciato di bloccare Fincantieri e di organizzare manifestazioni se non otterrà il permesso per la costruzione della moschea. Howlader ha dichiarato che la comunità è pronta a scendere in piazza e che uno sciopero avrebbe un impatto significativo su Fincantieri e sul turismo locale.
Le condizioni del sindaco Venturini
Il sindaco Simone Venturini ha dichiarato che la libertà di culto non è in discussione, ma che la variante urbanistica per la costruzione di un luogo di culto non è un diritto automatico. Venturini ha sottolineato che la comunità bengalese deve dimostrare di essere integrata prima di poter avanzare richieste per la costruzione di una moschea.
Tra le condizioni poste dal sindaco ci sono il rispetto delle regole di convivenza, l’integrazione delle donne nella vita della città, l’apprendimento della lingua italiana e il rispetto delle norme igieniche e di decoro nei negozi gestiti dalla comunità. Venturini ha anche citato il problema dell’abbandono dei rifiuti nei quartieri a prevalenza bengalese.
Le reazioni della comunità bengalese
Prince Howlader ha risposto alle accuse del sindaco, sostenendo che la differenziata dei rifiuti è un problema generale a Mestre e che il Comune potrebbe risolvere la questione in pochi mesi. Howlader ha anche criticato il Comune per non aver mai mosso un dito per aiutare l’integrazione delle donne bengalesi, affermando che sono le associazioni a fare il lavoro più importante.
Howlader ha inoltre sollevato la questione della disparità di trattamento, chiedendo perché i copti possono avere una sede di culto e i bengalesi no. La comunità bengalese ha acquistato l’area di via Giustizia durante l’amministrazione dell’ex sindaco Luigi Brugnaro, che si era opposto solo alla costruzione di un edificio troppo appariscente con minareto.
Le posizioni politiche
Il centrodestra ha sostenuto la linea del sindaco Venturini, con l’ex sindaca di Monfalcone Anna Maria Cisint che ha ringraziato il sindaco per aver evitato la costruzione di una maxi moschea. La Cgil ha fatto un appello per riaprire il dialogo e evitare scioperi che possano dividere i lavoratori, mentre Fratelli d’Italia ha definito inaccettabile la minaccia di fermare Fincantieri.
Il senatore del Pd Andrea Martella ha criticato il sindaco Venturini, chiedendo una risposta chiara e trasparente sulla questione della moschea. Martella ha sollevato dubbi sulle promesse fatte dalla precedente amministrazione e ha chiesto al sindaco di riferire in consiglio comunale.
Il patriarca Francesco Moraglia ha invitato a un dialogo costruttivo e ha sottolineato l’importanza di accrescere la reciproca conoscenza e fiducia attraverso un percorso di integrazione.
La questione della moschea a Mestre rimane aperta, con la comunità bengalese che minaccia proteste e il sindaco Venturini che chiede integrazione. La situazione è complessa e richiede un approccio equilibrato per trovare una soluzione che soddisfi tutte le parti coinvolte.



