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Aggressione con acido in provincia di Venezia: il racconto del sospettato

Il 22enne macedone Leo Dimovski, accusato dell'aggressione con acido a una 32enne a Peseggia di Scorzé, ha fornito la sua versione durante l'interrogatorio di garanzia

Aggressione con acido in provincia di Venezia: il racconto del sospettato

In un’aula del tribunale di Venezia, il 22enne macedone Leo Dimovski ha raccontato la sua versione dei fatti riguardanti l’aggressione con acido avvenuta il 26 giugno a Peseggia di Scorzé. L’attacco, che ha coinvolto una 32enne veneziana ha scosso la comunità locale e sollevato numerose domande sulle dinamiche dell’accaduto.

Dimovski, arrestato il 27 giugno alla stazione di Venezia, ha dichiarato di non aver mai conosciuto né l’amante romano della vittima, né la sua ex moglie, né tantomeno il loro figlio. Secondo il giovane, il suo arrivo in Italia è stato motivato esclusivamente dall’incarico ricevuto da un mandante, una persona che ha indicato come il suo unico contatto nel Paese.

L’arrivo in Italia e i movimenti sospetti

Il macedone ha ammesso di essere arrivato in Italia da poco, transitando per Roma ma senza poter contare su alcun appoggio. Al momento dell’arresto, Dimovski era senza fissa dimora e aveva in tasca 3400 euro in contanti, oltre a un cellulare usa e getta acquistato la mattina dell’aggressione a Padova. Questo stesso telefono è stato agganciato da una cella telefonica a Scorzé, neanche mezz’ora prima dell’attacco.

Le indagini dei carabinieri coordinate dal pubblico ministero Monica Guzzardi hanno rivelato che Dimovski ha ricevuto indicazioni precise sul suo bersaglio: dove e quando trovarla, cosa fare. Il cellulare usa e getta è stato utilizzato più volte nel corso della giornata del 26 giugno, non solo alle 21.50, per la chiamata che ha tradito la sua presenza a Peseggia.

Le incongruenze nei messaggi minatori

Tra il materiale raccolto dai carabinieri, c’è anche un filmato che riprende l’attacco, ripreso da una telecamera privata. Le immagini mostrano Dimovski scattare alla vista del suo bersaglio, scagliarle addosso la bottiglia con l’acido e poi fuggire. Tuttavia, i messaggi minatori in lingua macedone ricevuti dalla vittima nelle settimane precedenti l’aggressione rimangono un punto oscuro. Dimovski ha dichiarato di non avere alcun collegamento con quei messaggi, di non sapere a chi appartenga il numero che li inviava.

L’interrogatorio e le verifiche in corso

Durante l’interrogatorio di garanzia, durato quasi tre ore, Dimovski ha risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari Andrea Innocenti assistito dall’avvocato Marianna de’ Giudici. Tuttavia, la versione del giovane coincide solo in parte con le ipotesi di indagine su cui hanno lavorato i carabinieri. La procuratrice aggiunta Barbara Sargenti ha sottolineato che il racconto di Dimovski dovrà essere verificato punto su punto.

Le verifiche sono già in corso: il telefonino di Dimovski è sottoposto all’analisi dei periti informatici, confrontare tabulati, rubriche e chat è un lavoro iniziato probabilmente ancora due mesi fa. Le indagini dovranno chiarire non solo il collegamento con i messaggi minatori, ma anche i dettagli degli spostamenti di Dimovski e il suo incontro con il mandante, ricevendo anche i soldi.

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