La Mostra del Cinema di venezia 2026 ha visto tra i suoi film in concorso The Echo Chamber opera di Andrea Pallaoro che ha portato sul grande schermo l’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci. Un progetto che ha visto la luce grazie al lavoro di Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi e che ha come protagonisti Luca Marinelli e Alicia Vikander.
Il film racconta la storia di Leo, un produttore musicale tormentato da dolori fisici e dipendenze, e Anne, la fisioterapista che cerca di curarlo. La loro relazione è un intreccio di attrazione e dipendenza, ambientato in un appartamento londinese che diventa un personaggio a sé stante, un luogo di controllo e memoria.
Un appartamento che imprigiona
L’appartamento al centro del film è descritto come un luogo di fantasmi un spazio che imprigiona i personaggi e amplifica le loro emozioni. Leo, interpretato da Marinelli, è un uomo fragile e derelitto, che trova un certo sollievo nella presenza di Anne, interpretata da Vikander. La loro relazione è complessa, fatta di silenzi e sguardi indecisi, ma anche di una dipendenza reciproca che non riesce a trovare una via d’uscita.
La presenza di Susan Sarandon che interpreta una vecchia gloria della musica, aggiunge un ulteriore strato di complessità alla storia. Il suo personaggio, Ava, è una figura che riporta alla luce ricordi e emozioni, contribuendo a creare un’atmosfera di tensione e malinconia.
La genesi del film e il legame con Bertolucci
La sceneggiatura di The Echo Chamber è nata da un’idea di Bernardo Bertolucci, che ha lavorato al progetto fino alla fine della sua vita. Ludovica Rampoldi ha raccontato come il copione sia rimasto orfano di regista dopo la morte di Bertolucci, fino a quando Andrea Pallaoro non ha deciso di riprenderlo in mano, filtrandolo attraverso la sua sensibilità.
Susan Sarandon ha ricordato la sua amicizia con Bertolucci e l’impatto che i suoi film hanno avuto su di lei. Ha sottolineato come l’ambientazione e la sensibilità europea del film siano elementi chiave per raccontare una storia così intensa e complessa.
Le performance e la musica
Luca Marinelli ha descritto la sua esperienza sul set come un viaggio di scoperta, rapito dal processo creativo delle sue colleghe. Alicia Vikander ha ammesso di essersi sentita vulnerabile nel cantare per la prima volta, ma ha riconosciuto la vicinanza del cast e del regista in questa nuova attività.
Le scene musicali, firmate da Clément Ducol, sono un elemento di collante tra i personaggi, contribuendo a creare un’atmosfera di tensione e malinconia. La musica diventa un linguaggio universale che unisce i personaggi, ma anche un mezzo per esprimere le loro emozioni più profonde.
Un’opera che rende omaggio a Bernardo Bertolucci e al suo modo unico di raccontare storie complesse e affascinanti.



