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Susan Sarandon e il boicottaggio di Hollywood per le sue posizioni pro-Palestina

Susan Sarandon ha parlato apertamente delle conseguenze professionali del suo sostegno alla Palestina, rivelando che le sono stati negati ruoli in film a causa delle sue posizioni politiche.

Susan Sarandon e il boicottaggio di Hollywood per le sue posizioni pro-Palestina

Susan Sarandon, icona del cinema e premio Oscar, ha recentemente portato alla luce le conseguenze professionali del suo sostegno alla causa palestinese. Durante la conferenza stampa del film The Echo Chamber alla Mostra del Cinema di Venezia, l’attrice ha rivelato che il suo impegno politico le ha costato opportunità lavorative nell’industria cinematografica.

La Sarandon, protagonista del film diretto da Andrea Pallaoro, ha dichiarato che il suo sostegno alla Palestina e le critiche alle azioni di Israele le hanno fatto perdere ruoli importanti. Nonostante ciò, l’attrice ha espresso gratitudine per il supporto ricevuto a livello internazionale e per la decisione del regista di includerla nel cast nonostante le pressioni.

Le conseguenze professionali del sostegno alla Palestina

Susan Sarandon ha affermato che il suo sostegno alla Palestina le ha fatto perdere ruoli in film a causa delle pressioni esercitate dalle agenzie di Hollywood. Le agenzie continuano a dire ai registi di non ingaggiarla una pratica che l’attrice ha descritto come parte della struttura del potere nell’industria cinematografica.

Tuttavia, la Sarandon ha sottolineato che, nonostante queste difficoltà, si sente ben accolta a livello internazionale. Il suo impegno politico non ha influenzato la sua carriera al di fuori degli Stati Uniti dove continua a ricevere offerte di lavoro e riconoscimenti.

Il caso Mark Ruffalo e le accuse di antisemitismo

Durante la conferenza stampa, Susan Sarandon ha anche parlato del caso di Mark Ruffalo, accusato di antisemitismo da Paramount Skydance per le sue critiche alla fusione con Warner Bros. Discovery. L’attrice ha definito le accuse come un tentativo di sviare l’attenzione dai problemi reali legati alla fusione e alle sue conseguenze per i lavoratori del settore.

Ruffalo aveva criticato i legami tra Paramount Skydance e Oracle, la società tecnologica fondata da Larry Ellison, padre di David Ellison, amministratore delegato di Paramount. L’attore aveva accusato la famiglia Ellison di essere complice del genocidio dei palestinesi, sostenendo che la loro fortuna si basa su un sistema di apartheid e oppressione.

La difesa di George Clooney

George Clooney è intervenuto in difesa di Mark Ruffalo, sostenendo il suo diritto di esprimere liberamente le proprie opinioni. Clooney ha criticato la fusione tra Paramount e Warner Bros. Discovery, temendo le conseguenze per i lavoratori del settore e il consolidamento del potere nelle mani di poche grandi aziende.

Clooney ha affermato che la libertà di espressione è fondamentale in una democrazia e che è importante discutere queste questioni per arrivare a conclusioni basate su informazioni accurate. Ha anche espresso preoccupazione per il possibile licenziamento di migliaia di lavoratori a causa della fusione.

Il cambiamento dell’opinione pubblica

Susan Sarandon ha notato un cambiamento nell’opinione pubblica riguardo alla questione palestinese. Sondaggi recenti mostrano un calo del sostegno statunitense a Israele con un aumento della comprensione delle sofferenze del popolo palestinese.

L’attrice ha espresso la speranza che questo cambiamento continui, permettendo una maggiore consapevolezza e un impegno più forte per la giustizia e la pace nella regione. Ha anche ringraziato il regista Andrea Pallaoro per averla voluta nel cast di The Echo Chamber nonostante le pressioni esercitate contro di lei.

Susan Sarandon continua a essere una delle voci più esplicite a Hollywood a sostegno della causa palestinese, insieme ad altri attori come Joaquin Phoenix, Javier Bardem e Mark Ruffalo. La sua determinazione a parlare apertamente delle questioni politiche, nonostante le conseguenze professionali, è un esempio del suo impegno per la giustizia e i diritti umani.

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