Vent’anni dopo la sua prematura scomparsa, il Carlo Acutis continua a esercitare una sorprendente attrazione su milioni di fedeli e curiosi. Per onorare il ricordo del giovane, due progetti audiovisivi sono stati lanciati quasi simultaneamente: un tv-movie in prima serata sulla più seguita rete nazionale e un documentario che percorrerà le sale cinematografiche di tutta Italia.
Il mese di Carlo è stato introdotto con una conferenza stampa a Milano, al cinema Ariosto, accanto alla chiesa di Santa Maria Segreta luogo di culto frequentato dal santo e custode di una reliquia del suo cuore. Alla presentazione ha partecipato la madre, Antonia Salzano che ha accompagnato la realizzazione di entrambe le opere e ha condiviso aneddoti della vita quotidiana del figlio.
Il tv-movie “Il mio nome è Carlo” in prima serata su Canale 5
Il 27 settembre, alle 21:00, Canale 5 trasmetterà il film per la televisione intitolato “Il mio nome è Carlo” diretto da Giacomo Campiotti. Il protagonista è interpretato da Samuele Carrino, un giovane attore dal volto incredibilmente somigliante al santo. Il cast comprende anche Lucia Mascino nei panni della madre Antonia e Flavio Parenti nel ruolo del padre Andrea. La sceneggiatura, tratta dal libro Il segreto di mio figlio scritto dalla stessa madre, ripercorre tre tappe fondamentali della crescita di Carlo – i 5, gli 11 e i 15 anni – mostrando come la sua fede innata abbia influenzato amici, familiari e persino il collaboratore domestico Rajesh.
Le riprese si sono svolte interamente a Milano, nei luoghi più significativi della sua adolescenza: l’istituto delle Marcelline, il liceo Leone XIII, e la chiesa di Santa Maria Segreta, dove Maurizio Donadoni interpreta il parroco. Il film culmina in una toccante scena di addio tra Carlo e la madre, ambientata nell’ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio, dove il giovane, nonostante la diagnosi di leucemia fulminante, conserva un sorriso sereno e una profonda fiducia nella vita futura.
Il documentario “Carlo Acutis. Il giovane santo” nei cinema italiani
Dal 15 al 21 ottobre, le grandi sale del Paese ospiteranno il documentario “Carlo Acutis. Il giovane santo” diretto da Luca Salmaso. La produzione, frutto della collaborazione tra Officina della Comunicazione, Nexo Studios e Our Films, si avvale di materiale inedito – foto private, video di famiglia e i filmati della canonizzazione realizzati da Vatican Media – per dipingere un ritratto a tutto tondo del ragazzo milanese.
Il racconto è arricchito da testimonianze dirette di chi lo ha conosciuto: i genitori Antonia e Andrea Acutis, il domestico Rajesh Mohur, gli amici d’infanzia Mattia e Jacopo Pastorelli, la maestra Elisa Tattanelli e il medico Momcilo Jankovic. A questi si aggiungono voci internazionali, come il padre Fábio Vieira, responsabile dell’associazione dei devoti di Carlo in Brasile, e la studentessa costaricana Valeria Vargas Valverde, il cui miracolo è stato riconosciuto durante il processo di canonizzazione.
Testimonianze e fonti esclusive
Nel documentario emergono anche le parole di esperti di comunicazione, come Dario Edoardo Viganò, e di figure ecclesiali, tra cui mons. Poma, parroco di Milano, e don Maurizio Corbetta, responsabile della parrocchia di Santa Maria Segreta. Le testimonianze evidenziano il legame tra la capacità di Carlo di navigare il mondo digitale e il suo profondo impegno nel diffondere i valori cristiani, dimostrando che la santità può coesistere con una vita ordinaria di scuola, amicizie e videogiochi.
Il documentario aprirà la prima edizione della rassegna cinematografica “I misteri della fede”, un progetto culturale volto a esplorare la spiritualità contemporanea. La distribuzione prevede circa 200 sale in Italia e, grazie a partnership con sale parrocchiali e l’Associazione Cattolica degli Eticisti (ACE), arriverà in più di 3.000 sale in 30 paesi, con un lancio iniziale in Francia (450 sale) seguito dal resto d’Europa e, a febbraio, dalle Americhe (1.700 sale).
Entrambe le opere, pur differendo per formato, condividono un filo conduttore: mostrare il *Carlo* che era – un ragazzo che giocava, usava internet e, al contempo, viveva una fede profonda. Come sottolinea la madre, “la sua santità era la porta accanto, accessibile a tutti”. Il suo esempio continua a ispirare genitori preoccupati per l’uso eccessivo della tecnologia, offrendo un modello di equilibrio tra mondo digitale e spiritualità.



