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Luca Tridente mostra “Custodi del crepuscolo” durante la 61ª Biennale di Venezia

Luca Tridente esporrà a Venezia la sua opera “Custodi del crepuscolo”, un viaggio tra materia, filosofia e paesaggi interiori.

Luca Tridente mostra “Custodi del crepuscolo” durante la 61ª Biennale di Venezia

Il prossimo mercoledì 7 ottobre 2026, alle ore 16.00, il Spazio Berlendis di Cannaregio (6301/A) accoglierà una sessione critica dedicata al pittore torinese Luca Tridente. L’evento, inserito nel Padiglione del Guatemala della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, sarà curato dalla critico Valentina Minniti che guiderà il pubblico nella lettura di un’opera intitolata “Custodi del crepuscolo”. Le parole di Minniti suggeriscono una riflessione sull’esistenza in cui il desiderio di senso si confronta con il silenzio del mondo, creando una possibilità di azione relazionale anziché di rinuncia.

Il dialogo critico su “Custodi del crepuscolo” presso lo Spazio Berlendis

La presentazione del 7 ottobre non sarà una semplice apertura di una mostra, ma un vero e proprio approfondimento teorico. Minniti collega il lavoro di Tridente a pensieri di Albert Camus evidenziando come le figure isolate nella tela rappresentino “l’uomo solo ma non escluso dal mondo”. Il dipinto, caratterizzato da una forte consistenza materica, si sviluppa su una superficie divisa in due: nella parte inferiore dominano pennellate dense di verde che coprono circa i due terzi del piano, mentre gli alberi e le figure si slanciano verso l’alto, creando una tensione verticale che richiama il genere astratto senza abbandonare completamente la figura.

Il linguaggio pittorico di Trendente: tra finzione e infinito

Tridente utilizza una gamma di materiali che spaziano dalla grafite al carboncino dall’acrilico all’olio fino a gesso e resine. Questa varietà serve a enfatizzare la fisicità della superficie: la materia non è più un semplice ornamento, ma parte integrante della narrazione visiva. Il colore è simbolico: il marrone richiama la terra e la calma, mentre il verde appare nelle composizioni più bucoliche, segnalando la presenza di una natura che persiste. Le figure umane, prive di tratti somatici, condividono con gli alberi una struttura slanciata che richiama le sagome scultoree di Alberto Giacometti conferendo loro un carattere quasi archetipico e facendo emergere la fragilità come segno di resilienza.

Una biografia che si intreccia con la tradizione torinese

Nasce a Torino in una famiglia già immersa nel mondo dell’arte: il padre Guido pittore e scultore, ha collaborato con figure del Novecento come Enrico Baj. Luca inizia la sua pratica artistica nel 1982 con carboncino, china e acquerello, per poi avvicinarsi a sketch e fumetto alla fine degli anni ’80. Dopo la laurea in psicologia, negli anni ’90 avvia una ricerca interiore che troverà la sua hand-signatura nel 2010. Dal 2010 al 2024 la sua opera è stata presentata in numerosi contesti: la Galleria Wikiarte all’Expo di Bologna, la Fiera di Bergamo Arte (2016), la mostra personale “Animula vagula blandula” al Palazzo di Città di Torino (2017) e successivamente a Palazzo Pfanner di Lucca. Una tappa fondamentale è stata la retrospettiva “2010-2024” alla Fondazione Uomo di Milano. Nel 2025 ha partecipato alla mostra bi-personale “Apeiron” alla Medina Art Gallery di Roma, per poi prendere parte alle collettive “Soglie invisibili” (Museo Diocesano e Capitolare di Terni, 2026) e “Back to Matter – A gentle Revolution” (Palazzo Saluzzo Paesana, Torino).

Il percorso di Tridente si caratterizza per una costante oscillazione tra figurativo e astratto senza però rinunciare alla figura come strumento di indagine. La sua arte è spesso descritta con il termine greco apeiron l’indefinito in cui il soggetto resta sospeso tra sé e il mondo. Come afferma lo stesso artista, “Evocare senza definire… creare senza esercizio manieristico”, invitando lo spettatore a continuare la narrazione personale attraverso il gioco di ombre e luci.

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