28 Settembre 2026 🌤 20°

Diesel a 2,4 euro: impatto su scuole e bilancio comunale

Il costo del diesel fa lievitare le spese delle scuole e incombe sui camionisti, costringendo comuni e governo a reagire.

Diesel a 2,4 euro: impatto su scuole e bilancio comunale

Il diesel ha rotto la soglia dei 2,4 euro al litro sia sulla rete stradale che sulle autostrade, generando una pressione inedita su famiglie, imprese e amministrazioni locali. Secondo l’Osservatorio prezzi dei carburanti del MIMIT, il prezzo medio self-service per il gasolio è passato da 2,338 a 2,357 euro al litro su strada, mentre in autostrada è salito da 2,421 a 2,439 euro. Per la benzina, i valori sono 2,154-2,158 euro (strada) e 2,247-2,252 euro (autostrada). L’incremento, in pochi giorni, ha già aggiunto quasi 30 euro al pieno di un’autovettura media.

Il rincaro del diesel e le sue conseguenze fiscali

Il taglio delle accise è stato dimezzato, passando da 12,2 a 6,1 centesimi per litro, ma il beneficio non si è tradotto subito in sconti pratici alle pompe. Il Codacons ha segnalato che, rispetto al 27 febbraio scorso, il prezzo del gasolio è aumentato di 63,4 centesimi, pari a un +36,8% in soli sette mesi, mentre la benzina è salita di 48,6 centesimi (+29%). Queste cifre hanno spinto l’associazione a chiedere al governo l’attivazione dello price cap per contenere ulteriori aumenti.

Dati della CGIA sul peso delle accise

L’ufficio studi della CGIA di Mestre ha indicato che le accise e l’IVA possono incidere per circa il 50% sul prezzo finale alla pompa. L’organizzazione sottolinea che le categorie più vulnerabili – camionisti, tassisti e agenti di commercio – assorbono l’intero onere, poiché non possono trasferire i costi ai clienti. Inoltre, solo una parte dei camionisti beneficia del credito d’imposta, esclusi i veicoli sotto le 7,5 tonnellate o non appartenenti alle classi ambientali Euro V/VI.

Il caso di Marcon: la scuola primaria Tina Anselmi sotto pressione

Il Comune di Marcon è stato costretto a rinegoziare l’appalto per il trasporto scolastico a causa del nuovo prezzo del diesel. Il servizio, gestito dal consorzio locale, ha visto un aumento dei costi del 30% rispetto all’anno precedente, obbligando l’amministrazione ad alzare le rette della scuola primaria Tina Anselmi. Le famiglie ora devono sostenere una quota aggiuntiva di circa 30 euro per ogni alunno, un onere che molti genitori definiscono insostenibile.

Ripercussioni sul bilancio comunale

Il rialzo del costo del carburante ha spinto il bilancio di Marcon a registrare un deficit di oltre 1,2 milioni di euro solo per la gestione del trasporto studentesco. L’Amministrazione sta valutando misure di emergenza, tra cui la riduzione di altri servizi non essenziali e l’adozione di veicoli a basso consumo per i futuri contratti.

Autotrasportatori in allarme: minaccia di sciopero nazionale

L’Assotir, rappresentante nazionale degli autotrasportatori, ha lanciato un monito: se il governo non convocherà le associazioni per un tavolo di negoziazione, non si escluderà uno sciopero. Il segretario generale Claudio Donati ha definito la protesta “un’arma definitiva”, perché anche una giornata di fermo blocca la circolazione di merci su scala nazionale.

Le richieste chiave

Tra le domande dei camionisti figurano il prolungamento del credito d’imposta, una revisione urgente del prezzo del diesel e l’introduzione di un vero price cap fino al termine dell’emergenza. L’associazione Adusbef, pur condividendo il malcontento, invita a evitare gli scioperi, proponendo la creazione di una cabina di regia multisettoriale per definire un pacchetto di misure immediate.

Le misure governative finora adottate

Dal 19 marzo a oggi, il governo ha varato 13 provvedimenti contro il caro carburante, destinando 2,1 miliardi di euro alla riduzione delle accise e ulteriori 500 milioni in crediti d’imposta per autotrasportatori, agricoltori e pescatori. In totale, la manovra anti-caro carburante ammonta a oltre 2,6 miliardi di euro. Tuttavia, le cifre rimangono inferiori a quelle impiegate dal precedente Governo Draghi, che aveva speso 7,3 miliardi per otto mesi di tagli alle accise, sollevando la questione se l’Unione Europea debba concedere nuovamente una maggiore flessibilità fiscale ai singoli Stati.

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