Il 29 settembre la Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Verona ha irrobustito una indagine iniziata mesi prima, culminando nell’arresto in flagranza di due individui sorpresi mentre si trovavano a curare una coltivazione di cannabis in un bosco demaniale di San Giovanni Lupatoto.
Indagine a volo d’uccello: i sotterranei della piantagione
Gli elicotteri della Sezione Aerea della Guardia di Finanza di Venezia hanno svolto numerosi sorvoli sopra l’area boschiva, individuando una zona di circa 200 metri quadrati dove erano state allestite le piantagioni. La Procura di Verona ha coordinato le attività di monitoraggio per diversi mesi, usando fototrappole occultate tra la vegetazione per registrare gli accessi e le routine di chi gestiva il sito.
Un impianto di irrigazione centralizzato
Le coltivazioni erano alimentate da un sistema di irrigazione collettiva, approvvigionata da fusti per la raccolta dell’acqua, che consentiva di mantenere le piante in condizioni ottimali. Grazie a questo apparato, le piante hanno potuto raggiungere alti risultati di crescita, con alcuni esemplari che superavano i due metri.
Il sequestro: quantità e tipologia dei reperti
Al momento dell’intervento le autorità hanno sequestrato una ventina di piante, complessivamente oltre 60 chilogrammi di materiale vegetale. Oltre alle piante, sono state confiscate le attrezzature utilizzate per la coltivazione, comprese le pompe d’irrigazione e i dispositivi di sorveglianza installati nei pressi del bosco.
Analisi di laboratorio e valore sul mercato nero
Le piante sequestrate saranno sottoposte a analisi di laboratorio per determinare la percentuale di principio attivo e stimare il numero di dosi potenzialmente commerciabili. Questi dati saranno fondamentali per valutare il valore economico della produzione sul mercato illecito di droga.
Altri sequestri e conseguenze legali
Dopo l’operazione sul terreno, le perquisizioni domiciliari hanno portato al ritrovamento di altre tre piante di cannabis nella residenza di uno degli arrestati e di circa 53 grammi di marijuana nella casa dell’altro individuo. Entrambi gli imputati, tra cui il noto street artist Pier Paolo Spinazzè alias “Cibo”, di 44 anni, sono stati posti sotto cauzione e dovranno comparire entro 48 ore davanti al giudice per la convalida dell’arresto, con l’accusa di coltivazione e detenzione illecita di sostanze stupefacenti.
Prosecuzioni future
Le indagini continuano e i tecnici della Guardia di Finanza stanno effettuando nuove ricognizioni aeree dell’intera zona boschiva per verificare l’eventuale presenza di altre coltivazioni nascoste. La vicenda ha suscitato scalpore anche per il coinvolgimento di una figura culturale nota per i murales che coprono simboli di odio, sottolineando un contrasto marcato tra l’attività artistica e i reati di droga.



