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La bottega Ortis di Venezia, quasi chiusa dopo novantanove anni

Ortis, la storica drogheria di Castello, può chiudere: la comunità è in allarme

La bottega Ortis di Venezia, quasi chiusa dopo novantanove anni

Da quasi un secolo la bottega Ortis si erge nella Salizada santa Giustina accanto a San Francesco della Vigna, nel sestiere di Castello. Fondata nel 1934 da Pietro Ortis l’alimentari è stato per generazioni il punto di riferimento di chi vive nella zona, offrendo prodotti tipici del Friuli e del Veneto. Negli ultimi giorni, però, le voci di una possibile chiusura hanno inondato le calli e i social, suscitando preoccupazione tra i residenti più legati al quartiere.

Le segnalazioni dei clienti: scaffali vuoti e profumi scomparsi

Gli ultimi clienti abituali, ormai pochi, hanno notato che gli scaffali della bottega sono sempre più vacanti. Il tradizionale assortimento di formaggi friulani, eredità della terra d’origine della famiglia Ortis, è quasi sparito, così come i sacchi di fagioli di Lamon che un tempo caratterizzavano gli scaffali. Un elemento che non è più presente è il baccalà in ammollo posizionato davanti all’ingresso, la cui fragranza “Con quell’odore inconfondibile dava il benvenuto in calle già da lontano”, ricordava il giornalista Maurizio Crovato. La scomparsa di questi simboli ha alimentato il timore di una chiusura imminente.

Il ruolo della bottega nella vita degli studenti

La vicinanza al Liceo Scientifico Benedetti e all’Istituto Sarpi rende la bottega un punto di sosta per i ragazzi. Come racconta un ex studente nella calle Jacopo Sambo“da Ortis si andava a comprare il panino da mangiare a merenda”. Con la recente normativa che limita le uscite durante l’intervallo, i giovani non possono più raggiungere il negozio, contribuendo al calo di affluenza.

Le dichiarazioni del proprietario e la risposta dei cittadini

Il responsabile attuale, Matteo Ortis figlio di Ernesto Ortis (scomparso nel 2021), ha smentito categoricamente le voci di chiusura. “Ci sono state delle difficoltà da cui stiamo cercando di uscire, ma non si è mai parlato di chiusura né di cessione”, ha dichiarato, aggiungendo che stanno lavorando per superare il periodo difficile. Nonostante la rassicurazione, la tensione rimane alta: Patrizia Bonato ha lanciato un post sui social in cui definisce la possibile chiusura “un pezzo di città che se ne va”, raccogliendo decine di commenti di sostegno.

Il contesto turistico e le sue ripercussioni

Il cambiamento più profondo è legato al fenomeno del turismo di massa. Roberto Panciera presidente di Confcommercio Venezia ha osservato che la vicinanza di Castello alla Biennale la rende particolarmente attraente per i visitatori, ma questo ha svuotato il quartiere dei residenti, riducendo la clientela tradizionale delle attività di vicinato. Un fenomeno confermato anche da Giovanni Pelizzato presidente della Municipalità di Venezia, Murano e Burano, che ha sottolineato che la chiusura di numerosi negozi (fruttivendolo e panificio inclusi) è sintomo della “città inghiottita dalle logiche di uno sviluppo legato esclusivamente al turismo”.

Prospettive future: resistere o adattarsi?

Le piccole attività che ancora sopravvivono a Castello sono quelle capaci di orientarsi alla domanda dei turisti. Per la bottega Ortis la sfida sarà trovare un equilibrio tra la tradizione che la contraddistingue e la necessità di attrarre una clientela più ampia. Se non si riuscirà a invertire la tendenza della diminuzione dei residenti, il destino della drogheria potrebbe dipendere dalla capacità di reinventarsi, mantenendo al contempo i riferimenti storici che hanno segnato il quartiere per quasi un secolo.

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