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Falso vagito di Salvatore Abrunzo: l’inchiesta e la testimonianza di Sgarbi

Il caso Abrunzo svela una presunta falsificazione della morte di un neonato, mentre la testimonianza di Vittorio Sgarbi mostra il volto umano degli ospedali.

Falso vagito di Salvatore Abrunzo: l’inchiesta e la testimonianza di Sgarbi

Il 5 ottobre il giudice per le indagini preliminari di Torre Annunziata ha reso pubblica una trascrizione audio che ha messo a nudo una riunione tenutasi nell’ufficio del reparto di ginecologia dell’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia. L’incontro, della durata di più di un’ora, riguarda la redazione di una relazione su Salvatore Abrunzo, un neonato morto a poche settimane dal parto dopo un lungo periodo in terapia intensiva.

Nel corso della discussione, i medici hanno valutato diverse formulazioni per descrivere la nascita: dal semplice “è nato” a un più delicato “ha emesso un suono che sembrava un vagito”. Il ginecologo Salvatore Ercolano ha addirittura proposto di “aggiustare” la descrizione, suggerendo di inserire un vagito pur sapendo che il neonato era nato senza attività cardiaca e senza respiro spontaneo.

La riunione di San Leonardo: il tentativo di costruire un nuovo vagito

Il 11 aprile 2024, nella stessa stanza, erano presenti la primaria di ginecologia Eutalia Esposito, l’ostetrica Roberta Vinaccia e la ginecologa Filomena Romeo, quest’ultima responsabile della registrazione. Dopo aver discusso rapidamente delle implicazioni legali – “avvocati, assicurazioni, relazione per la direzione” – la conversazione è concentrata sulla narrazione della nascita. Le parole chiave erano verità e responsabilità ma la primaria ha insistito sul “nodo dell’ombelico” come possibile causa, cercando di spostare la colpa da eventuali errori di gestione del travaglio.

Il nodo ombelicale come possibile alibi

Secondo le dichiarazioni raccolte, Esposito ha sostenuto che il nodo del cordone, se presente, avrebbero potuto farla ricadere sulla causa dell’asfissia neonatale. Tuttavia, il primario di neonatologia, Roberto Cinelli, ha contestato l’ipotesi, evidenziando che gli esami del sangue mostravano valori di acido e lattati incompatibili con una semplice compressione del cordone. Un neonato nato morto non emette un vero vagito, ma solo un “gasping” agonico ha osservato Cinelli.

Di fronte a queste contraddizioni, la discussione è tornata sul linguaggio da usare. Ercolano ha chiesto: “Quindi non lo vuoi mettere il fatto del vagito?” e la risposta collettiva è stata: “Lo decidiamo insieme”. Alla fine, la relazione firmata dalla primaria ha omesso il riferimento all’emergenza, attribuendo la morte al nodo del cordone, una scelta che le autorità hanno poi definito un atto di depistaggio.

Le indagini giudiziarie: accuse di omicidio colposo e falsi

Il 7 ottobre la Guardia di Finanza ha effettuato le misure cautelari richieste dal giudice: la primaria Esposito è stata posta agli arresti domiciliari, mentre il ginecologo Ercolano, l’ostetrica Vinaccia e la ginecologa Natalina Buono hanno subito una sospensione di dodici mesi dall’esercizio della professione. Le imputazioni includono omicidio colposofalsità in atto pubblico e depistaggio. I difensori hanno già annunciato l’intenzione di presentare ricorso al Riesame.

Le indagini hanno ricostruito le tappe del parto di Rachele Commesso, madre di Salvatore. Dal 19 febbraio la donna era ricoverata per una gravidanza protratta e aveva ricevuto il farmaco Propess per l’induzione. Nel momento critico del travaglio, secondo le testimonianze, la primaria avrebbe effettuato trazioni ripetute sulla testa del neonato, mentre altre figure professionali sarebbero rimaste inerti. Il risultato: un neonato “pallido, senza tono, in arresto cardiaco” alle 11.57, successivamente rianimato senza miglioramenti, deceduto il 28 marzo.

La cartella clinica presenta gravi lacune: assenti i dati cardiotocografici degli ultimi dieci minuti, voci incomplete sulle manovre eseguite, e una fotografia del nodo del cordone mostrata solo dopo la nascita. Non è stato possibile accertare se il nodo fosse preesistente, lasciando l’inchiesta nel dubbio e alimentando le accuse di manipolazione dei reperti.

Testimonianza di Vittorio Sgarbi al Gemelli: il lato umano dell’ospedale

Parallelamente al caso giudiziario, la pagina “Davanti all’immagine” ha pubblicato il racconto della compagna di Vittorio Sgarbi, Sabrina Colle, che descrive il percorso di suo partner nel reparto di rianimazione dei Gemelli di Roma. Dopo un intervento di idratazione e anti-febbrile, il mattino successivo il paziente ha mostrato difficoltà respiratorie, costringendo Sabrina a un’attesa ansiosa nella sala d’attesa del pronto soccorso.

Il racconto dipinge il grande edificio ospedaliero come un “labirinto della vita”, dove una nascita, una malattia, l’invecchiamento e la morte si intrecciano nello stesso spazio. Il valore dell’ospedale, secondo la testimonianza, si misura nella capacità del personale di trasmettere umanità attraverso parole, gesti e sguardi rassicuranti. Un giovane infermiere, ad esempio, è stato descritto mentre consolava due donne anziane con fazzoletti e una carezza sulle spalle, dimostrando che l’empatia può mitigare la sofferenza.

Questa testimonianza non annulla le gravi irregolarità emerse nella vicenda di Salvatore Abrunzo, ma aggiunge una prospettiva più ampia sul ruolo degli ospedali nella società: luoghi dove la competenza tecnica deve andare di pari passo con la cura emotiva dei pazienti e dei loro cari.

Il caso Abrunzo rimane aperto e le prossime udienze decideranno se le azioni dei medici costituiranno reati penali. Nel frattempo, la voce di Vittorio Sgarbi ricorda che, al di là dei procedimenti giudiziari, la sfida quotidiana degli operatori sanitari è mantenere viva la dignità umana nei momenti più critici della vita.

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