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Come il clan dei Casalesi ha condizionato Eraclea per vent’anni

Scopri come il boss Donadio ha controllato la politica di Eraclea per due decenni.

Come il clan dei Casalesi ha condizionato Eraclea per vent’anni

Un nuovo pronunciatore della Cassazione ha confermato quello che gli inquirenti avevano ipotizzato da anni: il clan dei Casalesi ha condizionato la vita politica di Eraclea per almeno venti anni. La decisione, pubblicata una settimana fa ripropone ben 3.400 pagine di indagine, dimostrando che il radicamento della criminalità organizzata era ormai consolidato ben prima degli ultimi cicli elettorali.

Il patto tra l’amministrazione di Eraclea e Luciano Donadio (2006-2009)

Nel periodo compreso fra il 2006 e il 2009, l’allora sindaco Graziano Teso aveva stretto un accordo con Luciano Donadio. L’intercambio era sintetizzato nella frase “c’era il lavoro di mezzo e la campagna elettorale l’abbiamo pagata noi”, pronunciata da Graziano Poles al telefono con Donadio. Il lavoro in questione riguardava la rivendita dell’hotel Victory un edificio di cinque piani con piscina, costruito da uomini legati al boss per generare liquidità.

Hotel Victory e il volantino comunale

Il progetto del Victory era imminente quando, subito dopo le elezioni, il Comune distribuì un volantino che pubblicizzava le imprese edili della famiglia Donadio. Il gesto fu interpretato come un chiaro segnale di condizionamento della vita politica locale. Antonio Burato, concorrente in campo professionale e politico, denunciò pubblicamente il volantino; poco dopo la sua auto fu incendiata, un episodio che fu percepito come una minaccia diretta.

Le condanne e i processi successivi

Nel 2023, Graziano Teso è stato condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa. Insieme a diciotto altri imputati, il giudice ha imposto una pena di due anni e due mesi, una decisione confermata al terzo grado. Parallelamente, Mirco Mestre sindaco in carica al termine delle indagini, ha scelto il processo ordinario e si è difeso con successo, risultando assolto in appello. Nonostante l’assoluzione, le sue precedenti attività di avvocato per Donadio, incluse difese relative a creditori e a un progetto di impianto biogas a Stretti, hanno lasciato irrimovibile il sospetto di un legame politico-economico.

Il caso Andrea Tomei e il voto di scambio

Durante il dibattimento è emerso anche il ruolo di Andrea Tomei dipendente della Imperial Agency di Christian Sgnaolin e dei figli di Donadio, Claudio e Adriano. Tomei, candidato a Jesolo nel 2007, 2012 e 2017 e consigliere provinciale nel 2009, ha chiesto a Donadio sostegno elettorale. Il boss gli promise al massimo una decina di voti, un numero che si colloca nella stima dei 200-400 preferenze che il clan poteva mobilitare.

L’attuale posizione di Luciano Donadio e le prospettive giudiziarie

Attualmente Luciano Donadio è confinato nel carcere “San Pio X” di Vicenza. Dopo essere stato arrestato alle porte del penitenziario, è stato ricondotto lì quattro giorni prima anche suo figlio Adriano. Prima di questo trasferimento, Donadio è riuscito a sfuggire alla sorveglianza per raggiungere clandestinamente Casal di Principe, nascondendosi nell’auto di un invitato al funerale di un parente. La prossima settimana è in agenda un incontro con l’avvocato Dario Vannetiello, durante il quale verrà valutata la possibilità di un ricorso straordinario alla Corte di Giustizia Europea o di una revisione del processo.

Nel frattempo, il nuovo sindaco Nadia Zanchin ha criticato la lentezza della magistratura, avvertendo che i lunghi tempi processuali potrebbero favorire un ulteriore radicamento della criminalità organizzata sul territorio veneto. Il suo intervento sottolinea la difficoltà delle istituzioni locali nel tagliare i legami consolidati da vent’anni tra politica e clan mafioso.

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