Questo martedì 27 ottobre, migliaia di addetti al mondo del teatro hanno occupato la sede del Teatro Verdi in via Livello, a Padova. L’azione fa parte di uno sciopero nazionale indetto dal Coordinamento unitario di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilfpc Uil, dopo la rottura dei negoziati con Federvivo per il rinnovo del contratto collettivo scaduto nel 2018.
Il presidio prevede due turni: il primo, dalle 9.00, e il secondo, intorno alle 18.00, con l’obiettivo di mantenere alta la pressione prima della manifestazione prevista a Roma il 9 novembre.
Il contesto contrattuale e l’impasse con Federvivo
Dal 2018 i contratti dei lavoratori dei teatri non hanno più conosciuto rinnovi, mentre l’inflazione accumulata negli ultimi anni ha superato il 23 %. Le proposte avanzate dalla parte datoriala prevedono un incremento del 18 % distribuito su tre anni, ma senza alcun arretrato, lasciando per i dipendenti una crescita reale di soli 28 euro lordi all’anno.
Per il personale scritturato – attori, attrici, danzatori, macchinisti e maestri d’orchestra – la situazione risulta ancora più critica: la retribuzione minima giornaliera si attesta a 58,69 euro lordi, con un aumento ipotizzato del 20 % fino che porterebbe la paga a appena 70 euro al giorno, ossia un incremento di 1,30 euro giornalieri per ciascun anno di attesa.
Le richieste dei sindacati e le dichiarazioni dei rappresentanti
Stefano Gallo della Slc Cgil Padova ha sottolineato che la proposta di Federvivo equivale a “un’elemosina di 28 euro all’anno”, definendo il provvedimento inaccettabile per chi vive di spettacolo. Annalisa Zancopè, della stessa sigla ma operante nella Rsa del Teatro Verdi, ha evidenziato il peso dell’aumento proposto per gli scritturati, con una paga di 70 euro lordi al giorno che non copre nemmeno le spese di trasferta.
Alain Luchino, anch’egli della Slc Cgil Veneto, ha collocato la questione in una più ampia crisi salariale che affligge tutti i settori lavorativi in Italia, denunciando una “politica salariale pessima e mefitica”. Daniela Venier, portavoce Cgil, ha ribadito che la protesta non è diretta al Teatro Stabile del Veneto ma alla drammatica situazione dei salari, definendola “insostenibile”.
Il doppio presidio di Padova: cronologia e svolgimento
Il primo sit-in, avviato alle 9.00, ha visto la partecipazione di tecnici, maestranze, personale di sala e di supporto, insieme a giovani della scuola di teatro che lavorano con contratti precari e “a chiamata”. Il secondo turno, programmato per le 18.00, ha mantenuto la manifestazione fino all’orario di chiusura, previsto per le 19.00, quando sarà deciso se gli attori saliranno sul palco.
Le dichiarazioni dei sindacati hanno sottolineato che la protesta è parte di un più ampio percorso di lotta, che include già il blocco del lavoro straordinario e culminerà nella manifestazione di Roma il 9 novembre. La determinazione dei lavoratori è chiara: “non faremo un passo indietro, la cultura è un diritto e non un lusso”.
Con queste parole, il movimento si prepara a portare la propria domanda di dignità salariale dalle piazze di Padova alle strade di Roma, nella speranza di ottenere un contratto che riconosca il valore reale di chi costruisce la cultura italiana.



