La Biennale Architettura 2027 si presenta con un titolo che è già un programma: Do Architecture — la possibilità di coesistenza nella realtà reale. A Venezia, a Ca’ Giustinian, il progetto curatoriale è stato affidato al duo cinese formato da Wang Shu e Lu Wenyu, protagonisti della scena internazionale e fondatori di Amateur Architecture Studio. La mostra si svolgerà dall’8 maggio al 21 novembre 2027, con una pre-apertura il 6 e 7 maggio. Il tema richiama l’urgenza di confrontarsi con la realtà reale: non solo immagini o concetti, ma luoghi, materiali e pratiche concrete.
Il ritorno al fare come nucleo della mostra
La curatela di Wang Shu e Lu Wenyu mette al centro il fare come atto progettuale e culturale. Per i due architetti l’architettura non è soltanto teoria: è un mestiere che richiede contatto diretto con il sito, con i materiali e con le comunità. In questa chiave il termine realtà reale indica un approccio che privilegia la concretezza tattile e la responsabilità sociale del progetto. L’idea è quella di ristabilire un dialogo tra processi lenti di trasformazione e le pressioni di una modernità spesso spettacolare e standardizzata, recuperando una dimensione etica del costruire.
Materiali, memoria e artigianalità
Una parte consistente della riflessione curatoriale riguarda il recupero dei materiali e il ruolo dell’artigianalità locale: elementi che, secondo i curatori, possono diventare componenti attive della progettazione contemporanea. L’esperienza di Amateur Architecture Studio, fondata nel 1997, è basata proprio su pratiche di riuso, sulla valorizzazione della memoria e sulla sperimentazione che integra tecniche antiche e soluzioni nuove. Questo approccio mette in discussione la separazione tra memoria e innovazione, proponendo una convivenza dialettica che punta alla sostenibilità culturale oltre che ambientale.
Le domande che orientano la mostra
La Biennale 2027 si struttura attorno a questioni concrete: come può la nuova architettura coesistere con il patrimonio esistente? In che modo la progettazione contemporanea dialoga con il cambiamento climatico, integrando strategie attive e passive? Il rapporto tra AI e tattilità, tra grandi studi e pratiche indipendenti, tra efficienza moderna e lentezza dell’artigianato sono tutti interrogativi posti a base dell’esposizione. I curatori richiedono non tanto risposte definitive quanto un terreno di confronto in cui diversità e inclusione siano praticate come valori progettuali.
Partecipazione, comunicazione e novità operative
Oltre al contenuto tematico, l’edizione introduce scelte concrete: il presidente della Fondazione Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, ha sottolineato la centralità dell’esperienza diretta e del valore culturale del fare. Per la prima volta la comunicazione della mostra sarà anche in lingua cinese, un passo operativo che riconosce la natura internazionale del progetto e facilita la partecipazione. Tra le anticipazioni figura anche il coinvolgimento di sponsor e partner: l’evento assume un carattere simbolico per la sua ventesima edizione, e la lista completa dei partecipanti sarà annunciata agli inizi del 2027.
Perché questa Biennale conta
Questa edizione si distingue perché propone l’architettura come strumento di coesistenza: tra natura e artificio, tra memoria e futuro, tra comunità locali e processi globali. Il richiamo al giardino cinese fatto dai curatori diventa una metafora dell’equilibrio desiderato: uno spazio in cui la diversità convive e richiede cura continua. Con esperienze pregresse alla Biennale nel 2006, 2010 e 2016, e con il riconoscimento internazionale (tra cui il Pritzker Prize a Wang Shu nel 2012), il duo curatoriale porta in Laguna una visione che sollecita pratiche progettuali radicate nella realtà. Seguendo il calendario già fissato, la mostra invita professionisti e pubblico a ripensare il valore pratico e sociale dell’architettura.



