22 Settembre 2026 ☀ 21°

Costi energetici: l’allarme di Confindustria sulla possibile fuga della produzione

Orsini lancia l’allarme sui costi del gas: senza interventi l'Italia rischia una fuga industriale

Costi energetici: l’allarme di Confindustria sulla possibile fuga della produzione

L’industria italiana sta attraversando una fase delicata, in cui la competitività dipende sempre più dalla capacità di contenere le spese energetiche. In questo contesto, Emanuele Orsini presidente di Confindustria ha espresso preoccupazioni profonde durante il suo rientro da una missione commerciale in Sud America.

Secondo il dirigente, se lo scenario attuale non verrà modificato, le imprese italiane potrebbero trovarsi costrette, entro il 2030, a trasferire i propri stabilimenti in paesi dove il costo dell’energia è nettamente più contenuto. Una prospettiva che, se realizzata, implicherebbe una perdita strutturale per il tessuto produttivo nazionale.

Dichiarazioni di Emanuele Orsini al ritorno dalla missione in Argentina e Brasile

Al termine del viaggio di lavoro in Argentina e Brasile Orsini ha sottolineato che le imprese locali beneficiano di un prezzo del gas di appena 6 euro per megawattora. Un dato che, se comparato con le tariffe italiane, evidenzia una differenza di ordine di grandezza, rendendo la produzione meno onerosa per gli investitori sudamericani.

Confronto tra costi energetici e manodopera

Oltre al prezzo del gas, Orsini ha segnalato che il costo della manodopera in quei paesi è circa la metà di quello italiano. Pur precisando che la politica salariale non è la leva su cui intendono intervenire, il presidente ha evidenziato come la combinazione di energia a prezzo contenuto e costi del lavoro più bassi costituisca un vantaggio competitivo difficile da ignorare per le aziende. L’Italia, inoltre, si è sempre distinta per il suo impegno sociale e ambientale, ma questi valori rischiano di diventare un onere se non si riesce a contenere la spesa energetica.

Impatto sul futuro dell’industria italiana

Le affermazioni di Orsini pongono l’accento su un dilemma strutturale: mantenere la produzione sul territorio nazionale o perdere quote di mercato a favore di concorrenti più economici. La perdita di impianti produttivi significherebbe non solo una riduzione del PIL industriale ma anche un aumento della disoccupazione e una diminuzione della capacità di innovazione del Paese. Inoltre, la delocalizzazione potrebbe indebolire la capacità dell’Italia di raggiungere gli obiettivi di transizione ecologica, poiché gran parte delle attività produttive attuali sono già orientate verso pratiche più sostenibili.

Le richieste di Confindustria per una politica energetica decisa

Confindustria, attraverso la voce di Orsini, sollecita le istituzioni a intervenire con decisione sul tema dei costi energetici. L’obiettivo è quello di creare un quadro normativo capace di garantire tariffe più stabili e competitive, evitando fluttuazioni che mettono a rischio la continuità produttiva. Il presidente ha quindi invitato il governo a “fare i compiti a casa”, cioè a sviluppare meccanismi di sostegno e incentivazione che riducano la dipendenza dal gas importato e favoriscano investimenti in fonti rinnovabili a costi sostenibili. Solo così, secondo Orsini, l’Italia potrà preservare il proprio tessuto industriale e continuare a essere un polo di eccellenza a livello globale.

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