Le Mercerie di Venezia, un tempo simbolo del lusso e dello shopping di alta gamma, stanno vivendo una profonda trasformazione. Tra affitti insostenibili e cambiamenti nelle abitudini di consumo, molti negozi storici stanno chiudendo i battenti, lasciando spazio a nuove realtà commerciali.
Questa via, un tempo affollata da boutique di prestigio, oggi vede un panorama sempre più variegato, con una crescente presenza di attività legate al food e al turismo di massa. Ma cosa sta davvero accadendo alle Mercerie?
Affitti insostenibili e negozi storici in difficoltà
Uno dei principali problemi che affliggono le Mercerie è il costo degli affitti. Mentre Calle larga XXII Marzo continua ad attrarre grandi marchi internazionali con canoni che superano i 100mila euro al mese le Mercerie faticano a reggere il passo. Per locali di 20-30 metri quadri gli affitti oscillano tra gli 8mila e i 12mila euro mensili una cifra che molti negozianti non riescono più a sostenere.
Roberto Panciera, presidente di Confcommercio Venezia e titolare dello storico negozio Lacoste vicino alla Torre dell’Orologio, ricorda con nostalgia un passato diverso: Negozi chiusi alle Mercerie, una volta, non esistevano! Anzi c’era un mercato sotterraneo di buone entrate.
La situazione è aggravata dal calo dei consumi, che ha visto una flessione tra il 20% e il 40% rispetto al periodo pre-Covid. Molti negozianti hanno dovuto ridurre i costi del personale e rinegoziare i contratti, ma i proprietari degli immobili sembrano non aver compreso la gravità della situazione. Purtroppo i proprietari degli immobili sembrano non aver capito questa situazione. Gli affitti hanno continuato ad aumentare ad ogni rinnovo spiega Panciera.
La concorrenza sleale e il turismo di massa
Un altro fattore che contribuisce alla crisi delle Mercerie è la concorrenza sleale. Secondo Panciera, il risultato è l’invasione di queste etnie, che evidentemente tengono i conti in modo diverso, non hanno contratti di lavoro regolari. Questa situazione scoraggia i progetti aziendali seri e rende difficile la sopravvivenza dei negozi tradizionali.
Setrak Tokatzian, presidente dell’associazione Piazza San Marco è ancora più drastico: Quella delle Mercerie è una discesa che dura danni. Quella che era la via più bella di Venezia, è diventata uno schifo. E non si vedono riprese. Tokatzian punta il dito anche sul turismo di massa, che rende difficile persino camminare per le vie del centro: Nelle Mercerie ormai non ti muovi, troppa calca, anche per guardare una bella vetrina.
Le chiusure e le nuove aperture
Una passeggiata per le Mercerie rivela un panorama in rapida evoluzione. Molti negozi di abbigliamento, un tempo dominanti, hanno chiuso i battenti, lasciando spazio a negozietti di souvenir e attività legate al turismo. Tra le chiusure più recenti, quella del negozio di cosmetici Mac e dell’ottica Ferretti.
Tuttavia, non mancano le nuove aperture. Lo spazio di 300 metri quadri su quattro piani precedentemente occupato da Dolce & Gabbana sfitto dal 2017 riaprirà come ristorante. L’immobile è stato rilevato dalla società Corallo Rosso della famiglia Deng già attiva in Riva degli Schiavoni con un progetto per 90 coperti autorizzati dalla Soprintendenza.
All’angolo con Calle larga San Marco l’edificio terra-cielo di cinque piani un tempo sede di Alberta Ferretti è stato affittato a una catena internazionale del settore alimentare. Poco distante, in Calle larga XXII Marzo gli spazi lasciati liberi da Yves Saint Laurent vedranno l’arrivo del brand californiano di abbigliamento sportivo Alo Yoga.
La trasformazione delle Mercerie è un segnale evidente dei cambiamenti in atto a Venezia. Tra affitti insostenibili, concorrenza sleale e turismo di massa, la via dello shopping veneziano sta cambiando volto, lasciando spazio a nuove realtà commerciali e a un panorama sempre più variegato.



