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Crisi della pesca a Chioggia: i dipendenti chiedono sostegno

Il segretario della FAI CISL avverte una crisi senza precedenti per i pescatori dipendenti di Chioggia.

Crisi della pesca a Chioggia: i dipendenti chiedono sostegno

Nel pomeriggio di lunedì, la città di Chioggia ha ospitato un vertice con la partecipazione dei commissari europei della pesca, esponenti della politica nazionale e locale, e rappresentanti del mondo associativo. L’incontro, tenutosi sul lungomare, ha fatto emergere un quadro preoccupante per il comparto ittico veneto, dove cambiamenti climatici e riduzione progressiva delle quote di pesca si sovrappongono a un scarso ricambio generazionale. Al centro della discussione è rimasto il lavoro dei dipendenti a bordo delle imbarcazioni, che rischiano di rimanere senza nulla.

Le evidenze del vertice di Chioggia

Pierpaolo Piva, segretario generale della FAI CISL Venezia, ha introdotto la riunione sottolineando che il settore si trova di fronte a una tempesta perfetta. Le parole del sindacato hanno messo in luce tre fattori critici: l’aumento della temperatura dell’acqua del mare di Chioggia le normative sempre più stringenti emanate da Bruxelles che limitano lo sforzo di pesca, e la difficoltà a trovare giovani pronti a subentrare nelle tradizioni familiari. “Siamo molto preoccupati per la situazione attuale della pesca”, ha dichiarato Piva, aggiungendo che la combinazione di questi elementi rischia di far affondare l’intero comparto.

Impatto sui dipendenti

Il discorso si è poi spostato sulla realtà quotidiana dei pescatori dipendenti. Secondo Piva, le imprese chiedono legittimamente sussidi e contributi per sopravvivere, ma “chi rischia di rimanere con il cerino in mano sono i lavoratori dipendenti, che ad oggi non hanno alcun aiuto”. L’assenza di misure di sostegno significa stipendi al minimo, nessuna tutela contrattuale, mutui da pagare e famiglie da mantenere. “I dipendenti sono stanchi, non ce la fanno più a sopportare questa situazione: sono ridotti ad avere uno stipendio all’osso, senza alcun tipo di tutela, con famiglie da sostenere e mutui da pagare”, ha espresso con veemenza.

Le richieste della FAI CISL Venezia

Durante lo scambio, Piva ha rivolto un appello diretto ai commissari europei, chiedendo che i lavoratori dipendenti siano inseriti nelle prossime misure di sostegno al settore. Il sindacato ha evidenziato che, senza un aiuto concreto, le flotte rischiano di rimanere in banchina, con ripercussioni su tutta l’economia locale. “Se vogliamo salvare la pesca, dobbiamo partire dal sostegno primario ai lavoratori dipendenti, perché senza di loro si resta in banchina”, ha ribadito, insistendo su un intervento che vada oltre il semplice finanziamento alle imprese.

Azioni future a Roma e Bruxelles

La FAI CISL Venezia ha annunciato l’intenzione di portare le proprie istanze ai tavoli istituzionali sia a Roma sia a Bruxelles. Il piano prevede incontri con i responsabili del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, nonché con i rappresentanti della Commissione Europea per la pesca, al fine di tradurre le richieste dei dipendenti in provvedimenti concreti. Il sindacato intende inoltre monitorare da vicino l’applicazione di eventuali nuovi fondi, garantendo che le risorse arrivino realmente a chi è in prima linea sul mare.

La sfida ora è tradurre le parole in azioni concrete, evitando che la tempesta perfetta diventi una realtà permanente per le famiglie dei pescatori della laguna veneta.

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