Il progetto della moschea di Mestre promosso dall’associazione Giovani per l’umanità continua a suscitare dibattiti e interrogativi. La struttura, che dovrebbe sorgere nell’area dell’ex segheria di via Giustizia è al centro di polemiche riguardanti la trasparenza dei finanziamenti e la gestione dei bilanci.
L’associazione, guidata da Prince Howlader ha avviato una raccolta fondi per finanziare la costruzione della moschea, che richiederebbe un investimento di venti milioni di euro. Tuttavia, emergono dubbi sulla provenienza dei fondi e sulla tracciabilità delle donazioni.
Le raccolte fondi e i bilanci mancanti
Secondo quanto dichiarato da Howlader, le offerte della comunità bengalese hanno iniziato ad arrivare all’inizio dell’anno scorso, quando l’associazione ha siglato il contratto preliminare per l’acquisto del terreno. Tuttavia, l’associazione avrebbe dovuto inviare ogni anno in Regione i propri bilanci dal 2022 al 2025, ma non lo ha fatto, ricevendo una diffida ad adempiere entro trenta giorni.
Howlader ha cercato di difendersi affermando che l’associazione è privata e non ha ricevuto fondi dallo Stato. Tuttavia, la mancanza di trasparenza sui bilanci e la provenienza dei finanziamenti ha sollevato sospetti. Le donazioni, che arrivano da imprenditori e persone che hanno partecipato agli eventi organizzati dall’associazione, sono state descritte come tutte tracciate e documentate con bonifici.
Le donazioni e il coinvolgimento della comunità
Già durante il Ramadan del marzo scorso l’associazione aveva esposto degli striscioni con gli spazi per inserire le offerte economiche. Inoltre, un anno fa, un ragazzino musulmano di 14 anni aveva donato 50 euro al progetto, dimostrando il coinvolgimento della comunità.
Tuttavia, raccogliere venti milioni di euro attraverso donazioni sembra un obiettivo ambizioso. La stretta annunciata dal vicepremier Matteo Salvini che mira a introdurre nuove norme per la trasparenza e la tracciabilità dei fondi destinati ai luoghi di culto islamici, aggiunge ulteriore pressione al progetto.
Le critiche e le inchieste
Le critiche non provengono solo dalla politica. L’associazione Giovani per l’umanità costituita cinque anni fa e iscritta al Registro unico nazionale del Terzo settore un anno dopo, non ha pubblicato i bilanci e i rendiconti delle raccolte fondi sul proprio sito. Questo ha sollevato ulteriori dubbi sulla trasparenza delle risorse destinate al progetto.
L’europarlamentare della LegaAnna Maria Cisint ha chiesto maggiore chiarezza sulla provenienza dei finanziamenti, segnalando che i conti non tornano e che è pronta a segnalare tutto alle autorità competenti. Inoltre, Vas Shenoy, imprenditore e consulente, ha sollevato interrogativi sulla possibilità di finanziamenti provenienti dall’estero e sulla pubblicazione dei bilanci.
La comunità bengalese di Venezia, che conta quasi 9.000 cittadini, è al centro di altre inchieste riguardanti money transfer e caporalato. La Guardia di finanza ha acceso i fari sui trasferimenti di denaro verso il Bangladesh, con verbali per trasferimenti oltre i limiti previsti dalla normativa antiriciclaggio.
La comunità e la politica continuano a monitorare da vicino lo sviluppo di questa controversa iniziativa.



