Il incidente che ha coinvolto un autobus della società La Linea avvenne alle 19.38 di martedì 3 ottobre 2023, sul cavalcavia superiore di Marghera. L’automezzo, carico di turisti diretti a Venezia tentò di percorrere la rampa di discesa, ma perdendo l’aderenza sul guard rail si infilò nella barriera di sicurezza, cadendo di circa quindici metri nel vuoto. Il tragico impatto fu fatale per 22 persone: 19 persero la vita sul colpo, altre due morirono durante il trasporto in ospedale e la 52enne spagnola Rosalia Rodriguez Mendez, ancora in condizioni critiche, decedette il 4 aprile 2024 dopo mesi di agonia. Solo 18 passeggeri riuscirono a salvarsi, dando inizio a una lunga vicenda di dolore e ricostruzione.
Il drammatico crollo del bus della Linea a Mestre
L’autobus, impiegato per collegare il campeggio Hu di Marghera con il centro storico di Venezia, percorse appena cinquantina di metri prima di trovare una breccia nella barriera. La caduta di quindici metri impedì a molti di reagire, trasformando una normale tratta di viaggio in una tragedia nazionale. Le indagini successive hanno evidenziato una serie di carenze tecniche e di manutenzione del guard rail, oltre a possibili errori di guida. L’accaduto è stato rapidamente etichettato come la “strage di Mestre”, una definizione che riassume la portata emotiva e sociale della perdita: 22 vite spezzate in pochi secondi, 18 storie di sopravvivenza che continuano a lottare contro i ricordi dolorosi.
Le testimonianze dei sopravvissuti
Anastasia Sierova e il progetto “Seen and loved”
La più giovane delle 18 persone sopravvissute è Anastasia Sierova, una bambina di quattro anni all’epoca dell’incidente. Trasportata d’emergenza al Centro Grandi Ustionati di Padova, rimase in coma farmacologico per più di dieci mesi. Oggi, dopo numerosi interventi – tra cui la perdita del braccio sinistro e una cranioplastica con impianto artificiale – Anastasia ha ritrovato la capacità di sorridere, travestirsi e sognare in grande. Sua madre, Katya Sierova, fotografa di professione, ha avviato il progetto “Seen and loved” per ritrarre bambini con cicatrici visibili o invisibili, offrendo loro una rappresentazione dignitosa e valorizzante.
Lucie Probst: da perdita a missioni umanitarie
Lucie Probst, originaria dell’Alsazia, perse nel disastro il fidanzato tedesco Siddharta Jonathan Grasse. Dopo mesi di recupero intensivo con la “Greatness Academy”, ha deciso di dedicarsi all’aiuto umanitario. A inizio maggio 2024, ha vissuto cinque mesi in palafitte nella foresta amazzonica del Perù e della Colombia per poi trasferirsi in Danimarca come cuoca e successivamente in Francia, lavorando in un caseificio familiare. Lucie descrive questa esperienza come una “risincronizzazione”, un percorso di guarigione che le ha permesso di riconnettere con la sua passione per l’ambiente e l’energia universale.
Natalia Lomakina e la famiglia Lomakin: il trauma inesauribile
Per la 42enne ucraina Natalia Lomakina, il 3 ottobre 2023 segna l’inizio di un incubo peggiore della guerra. Dal pullman perse il marito 70enne Vasil Lomakin e la figlia di dieci anni, Daria Lomakina. Il marito Aleksander Lomakin, 40 anni, sopravvisse ma rimane profondamente segnato. Dopo esseresi rifugiati in Croazia per sfuggire agli attacchi russi, la famiglia aveva programmato quel viaggio come una pausa dalla violenza. La tragedia ha distrutto i loro sogni e ha lasciato una ferita aperta che ancora oggi “non abbandona mai”.
Kateryna Morozova e la tragica perdita della figlia
Kateryna Morozova, rapprensentante della famiglia Beskorovainov, racconta il momento in cui la sua figlia di 12 anni, Anastasiia, rimase intrappolata sotto il corpo del nonno dopo lo schianto. Nonostante la propria ferita, Kateryna tentò di liberarla, ma fu soltanto grazie all’intervento di Aleksander Lomakin che entrambe furono estratte dal veicolo in fiamme. La mamma descrive la perdita della figlia come “la sofferenza più grande che si possa provare”. Il ricordo di quel pomeriggio è ancora vivido, con il suono del guard rail che scricchiola e il rumore del bus che vola nel vuoto.
Charlotte Nima Frommherz: la più giovane vittima e l’impegno dei genitori
Charlotte, allora di 18 mesi, fu la vittima più giovane della tragedia. La madre tedesca Maika Frommherz e il compagno Nico Pierre Volkmann sopravvissero, sebbene entrambi riportassero ferite gravi. Maika trascorse diversi mesi su una sedia a rotelle, mentre Charlotte si risvegliò dal coma un mese dopo l’incidente. Il ricordo di quel giorno è ancora un “attacco di panico” per Maika, che descrive la scena con la frase “Ehi, si rovescia! Così cadiamo!”. Ora, una volta chiuse le indagini giudiziarie, i due genitori intendono dedicare la loro vita a promuovere la sicurezza stradale, sperando di impedire che altre famiglie subiscano lo stesso dolore.
Le voci dei sopravvissuti, unite ai racconti dei loro cari, costituiscono una testimonianza viva della tragedia di Mestre. Ognuno di loro ha trasformato il trauma in un progetto di rinascita – foto, missioni umanitarie, impegno civile – dimostrando che, nonostante le cicatrici, la speranza può ricomparire. Le autorità continuano a indagare sulle cause dell’incidente, ma le storie personali rimangono il cuore pulsante di una cronaca che non smetterà di far parlare di coraggio, perdita e resilienza.



