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Tribunale del riesame revoca il sequestro: Calearo riottiene immobili e beni

Il tribunale del riesame ha disposto il dissequestro di tutti i beni su cui la Guardia di finanza di Vicenza aveva apposto i sigilli nell'ambito di un'inchiesta sul crac che interessa Massimo Calearo; l'ex presidente di Federmeccanica parla di colpo alla sua reputazione e sottolinea la presenza di un piano per i 7,5 milioni di Invitalia.

Tribunale del riesame revoca il sequestro: Calearo riottiene immobili e beni

La vicenda giudiziaria che coinvolge Massimo Calearo, ex deputato del Pd e ex presidente nazionale di Federmeccanica, ha registrato un deciso sviluppo: il tribunale del riesame ha disposto il dissequestro di tutti gli immobili e i beni che, poche settimane prima, erano stati sottoposti a vincolo dalla Guardia di finanza di Vicenza su ordine del giudice per le indagini preliminari. La decisione, riportata dai principali quotidiani locali, rappresenta un primo passo nell’evoluzione dell’inchiesta su un presunto crac milionario che ha al centro l’ex imprenditore e politico.

La misura cautelare e il suo annullamento

Il sequestro era stato eseguito nell’ambito di accertamenti disposti dall’autorità giudiziaria di Vicenza: la misura cautelare patrimoniale intendeva preservare somme e immobili ritenuti collegati all’indagine. Tuttavia, il tribunale del riesame non ha condiviso la valutazione del Gip e della procura, ritenendo insufficienti i presupposti per mantenere i sigilli. Il risultato è stato il ritorno alla disponibilità dei beni per Calearo e per gli eventuali intestatari coinvolti.

Impatto immediato

Dal punto di vista pratico il dissequestro elimina le restrizioni sulla proprietà e sulla gestione degli immobili. Sul piano personale, però, rimangono le conseguenze reputazionali: Calearo stesso ha dichiarato di essersi sentito «come il mostro di Lochness», sottolineando il peso subito non solo da lui ma anche dalla sua famiglia. La revoca del sequestro viene indicata dall’interessato come un primo segnale di chiarimento, ma non come una piena riabilitazione.

Le dichiarazioni di Calearo e il contesto dell’inchiesta

L’ex presidente di Federmeccanica, che ha ricoperto una carica parlamentare dal 2008 al 2013, ha affidato a un comunicato il proprio sfogo: oltre a lamentare il danno d’immagine, ha elogiato il proprio legale, l’avvocato Marco Antonio Del Bei, definendolo un punto di riferimento nella difesa. Calearo ha ribadito la propria versione dei fatti, sostenendo che per la cifra di 7,5 milioni erogata da Invitalia esistesse un piano dettagliato — definito da lui stesso «un libro, una bibbia» — che illustrava le azioni da intraprendere.

La versione dell’ex manager

Secondo Calearo, molte delle criticità successive non dipenderebbero dalle sue decisioni: egli afferma di essere stato estromesso dal consiglio di amministrazione e da ogni ruolo decisionale prima che le difficoltà aziendali portaressero al crac. In sostanza, la sua tesi è che la gestione che ha seguito il suo abbandono abbia condotto l’impresa verso il dissesto, e che quindi la responsabilità ultima non possa essere ricondotta a lui.

Questioni procedurali e scenari futuri

Il dissequestro operato dal tribunale del riesame non chiude l’indagine: le attività della Guardia di finanza e della procura proseguono sui profili economico-contabili e sulle eventuali responsabilità penali. La decisione cautelare del Gip era stata contestata dalla difesa, che ha ottenuto la revoca in sede di riesame. Nei prossimi mesi sarà fondamentale seguire gli sviluppi delle indagini per comprendere se la posizione di Calearo verrà archiviata o se si procederà a nuovi atti cautelari o imputazioni.

Rischi e opportunità

Da un lato il dissequestro restituisce libertà patrimoniale e limita gli effetti pratici immediati per l’interessato; dall’altro resta aperta la questione della onorabilità, un valore dichiarato centrale dallo stesso Calearo. Il processo mediatico che si genera in casi simili può avere effetti duraturi sulla reputazione, anche dopo l’eventuale completa assoluzione. Le parti coinvolte dovranno dunque sostenere non solo la battaglia legale ma anche quella pubblica dell’immagine.

In conclusione, la revoca dei sigilli segna una tappa significativa in una vicenda che mescola aspetti economici, gestionali e politici. Resta da chiarire se il quadro probatorio raccolto finora basterà a definire responsabilità precise o se l’inchiesta si concluderà con esiti diversi. Nel frattempo, la posizione di Calearo torna a essere valutata non solo nelle aule giudiziarie ma anche nell’opinione pubblica.

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