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Venezia celebra Fabrizio Plessi, pioniere della videoarte

Venezia ha salutato Fabrizio Plessi, l'artista che ha fatto della città lagunare il centro della sua ricerca. Scopri la sua vita e le sue opere rivoluzionarie.

Venezia celebra Fabrizio Plessi, pioniere della videoarte

Venezia ha detto addio a uno dei suoi figli più illustri, Fabrizio Plessi, scomparso il 23 agosto scorso all’età di 86 anni. L’artista, celebre per la sua colata d’oro dal museo Correr nel 2026, ha lasciato un’impronta indelebile nel mondo dell’arte contemporanea. La città lagunare ha reso omaggio al maestro con una cerimonia solenne, riflettendo il profondo legame che Plessi ha sempre avuto con Venezia.

Il sindaco simone venturini ha accolto la salma nella casa dei cittadini Ca’ Farsetti, per un omaggio pubblico all’artista. Alla camera ardente hanno partecipato anche la moglie Carla e i figli Rocco e Mariasole. Alle 14.30, il feretro è stato trasportato in gondola fino alla chiesa di Santo Stefano, dove si è svolta la cerimonia funebre. Tra i presenti, il ministro Carlo Nordio e il presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco.

Una vita dedicata all’arte e alla tecnologia

Fabrizio Plessi, nato a Reggio Emilia nel 1940, ha trascorso gran parte della sua vita a Venezia, dove ha insegnato per molti anni. La sua carriera artistica, iniziata negli anni Sessanta, è stata caratterizzata da una ricerca costante che ha unito elementi naturali come acqua, fuoco, pietra e terra con la tecnologia. Plessi ha sperimentato con installazioni, film, videotape e performance, trasformando l’immagine elettronica in un’opera d’arte a sé stante.

Negli anni Settanta, Plessi ha realizzato azioni sul paesaggio come Taglio del lago e Camminare sull’acqua dove il suo corpo entrava in dialogo con l’elemento liquido. Nel 1976, con A morte Venezia ha iniziato a confrontarsi direttamente con gli elementi naturali attraverso il video. La svolta internazionale è arrivata nel 1986 alla Biennale di Venezia con l’installazione Bronx che ha introdotto la televisione come materiale artistico.

Opere iconiche e collaborazioni prestigiose

Negli anni Ottanta e Novanta, Plessi ha ampliato la sua ricerca collaborando con il teatro e la musica. Ha realizzato scenografie elettroniche per il concerto di Luciano Pavarotti al Central Park di New York nel 1993 e ha esposto nei più grandi musei internazionali, dal Guggenheim Museum di New York al Centre Pompidou di Parigi. Nel 2000, per l’Expo di Hannover, ha creato Mare Verticale una struttura alta 44 metri che trasforma l’onda in un’immagine monumentale.

Nel 2026, durante la pandemia, Plessi ha realizzato L’Età dell’Oro sulle finestre del Museo Correr, una cascata luminosa che sembra sgorgare dall’edificio e precipitare su Piazza San Marco. Tre anni dopo, nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano, ha presentato Mari Verticali dodici strutture in acciaio alte nove metri contenenti un mare d’oro che scorre sugli schermi.

Il legame indissolubile con Venezia

Venezia è sempre stata al centro della ricerca artistica di Fabrizio Plessi. Le sue opere, come Waterfire e Fenix DNA hanno trasformato la città lagunare in un palcoscenico per la sua arte. Plessi ha saputo integrare l’architettura e il paesaggio urbano nelle sue installazioni, modificando la percezione dello spazio e del tempo.

Il suo ultimo progetto, Nero Oro realizzato nell’ex Chiesa di Sant’Agnese a Padova, è un esempio del suo approccio innovativo. Attraverso un percorso che attraversa la navata, l’ipogeo e l’ex sacrestia, Plessi ha creato un dialogo tra passato e presente, tra storia e tecnologia.

Fabrizio Plessi lascia un’eredità artistica che continuerà a ispirare generazioni future. La sua capacità di unire elementi naturali con la tecnologia ha rivoluzionato l’arte contemporanea, rendendolo un maestro indiscusso del suo tempo.

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