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Primo impianto italiano per vini dealcolati: avviata la produzione in Veneto

A Susegana entra in funzione il primo impianto italiano dedicato ai vini dealcolati, con tecnologia a membrana e recupero degli aromi in collaborazione con Omnia Technologies

Primo impianto italiano per vini dealcolati: avviata la produzione in Veneto

Nel cuore del Veneto, nello stabilimento di Ce.viv.v. a Susegana (Treviso), è entrato in funzione un nuovo impianto dedicato alla produzione di vini dealcolati e parzialmente dealcolati. Questa struttura è presentata come la prima in Italia ad essere completamente operativa e autorizzata per questa specifica tipologia produttiva, capace di rispondere all’aumento della domanda internazionale per alternative alcoliche e a basso contenuto calorico. Il progetto punta a coniugare scala industriale e attenzione alla qualità sensoriale del prodotto.

La capacità produttiva dichiarata supera le sette milioni di bottiglie all’anno, comprendendo sia vini fermi sia spumanti a ridotta o nulla gradazione alcolica. L’iniziativa viene letta come una risposta strutturata a una tendenza di mercato in crescita: consumatori più attenti alla salute, mercati esteri che richiedono alternative e la volontà dell’industria enologica italiana di innovare senza rinunciare all’identità organolettica dei vini.

Tecnologia e processo industriale

La linea produttiva si basa su un processo articolato che combina separazione a membrana e il recupero degli aromi mediante una colonna di distillazione sottovuoto a bassa temperatura. In termini pratici, la prima fase agisce come un filtro molecolare che rimuove la componente alcolica, mentre la seconda è pensata per ripristinare il bouquet aromatico originario del vino. L’obiettivo tecnico è ridurre al minimo le perdite di profilo sensoriale, un tema centrale quando si parla di dealcolazione.

Partnership tecnologica e attenzione alle alte rese

Il progetto è stato sviluppato in collaborazione con Omnia Technologies, azienda specializzata in impianti per il comparto food & beverage. La scelta di una tecnologia a bassa temperatura e in condizioni di vuoto è stata motivata dall’esigenza di preservare composti volatili sensibili al calore. In pratica, il sistema cerca di agire come una ‘camera’ che separa l’alcol senza scalfire le note aromatiche, per offrire un prodotto che resti riconoscibile rispetto all’originale vino alcolico.

Ricerca, qualità e nuovi segmenti di mercato

A guidare il percorso produttivo e di ricerca è l’enologo Bernardo Piazza, che ha puntato sullo sviluppo di vini a bassa o zero gradazione alcolica con ridotto contenuto calorico. L’azienda ha avviato una collaborazione con il Dipartimento di Enologia dell’Università degli Studi di Padova per attività di ricerca e sperimentazione svolte direttamente in azienda. Questo approccio vuole combinare know-how accademico e pratica industriale, con test sensoriali e protocolli di controllo qualità mirati a definire standard per il segmento.

Implicazioni per produttori e consumatori

Per i produttori, la presenza di un impianto di tale scala significa nuove opportunità di offerta e di accesso a mercati dove i vini a bassa gradazione sono già richiesti. Per i consumatori, rappresenta la possibilità di scegliere alternative che mantengono note di frutta, fiori e spezie pur con meno calorie o senza alcol. In questo senso, il vino dealcolato può essere visto come una proposta che amplia il catalogo enologico senza tradire il concetto di identità territoriale.

Nel complesso, l’avvio dell’impianto a Susegana segna un passo concreto nell’evoluzione dell’enologia italiana verso categorie emergenti. La sfida ora è coniugare produzione su larga scala con la tutela del profilo sensoriale, continuare la collaborazione tra industria e università e monitorare la reazione del mercato, sia nazionale sia internazionale, verso una gamma crescente di prodotti che uniscono stile e moderazione.

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