La tornata elettorale del 26 maggio 2026 ha segnato una svolta chiara: Simone Venturini è il nuovo sindaco di Venezia, e la città rimane nelle mani del centrodestra dopo un decennio di amministrazione riconducibile all’area di Luigi Brugnaro. Il risultato, arrivato con oltre il 51% dei voti secondo le rilevazioni ufficiali, ha sorpreso molti osservatori e ha prodotto un mix di delusione e incredulità all’interno delle file del centrosinistra.
Dietro il dato di vittoria si nascondono numeri e dinamiche che spiegano meglio il nuovo equilibrio politico: il calo dell’affluenza, la conferma di una lista civica radicata e alcune questioni locali di forte impatto hanno contribuito a plasmare il voto. In questo articolo ricostruiamo i dettagli principali, analizziamo le ragioni della sconfitta del centrosinistra e proviamo a capire quali conseguenze avrà la nuova amministrazione.
Il responso delle urne e i numeri
Le operazioni di spoglio hanno confermato una vittoria netta: Simone Venturini ha raccolto circa il 51,2% delle preferenze, contro il 39% di Andrea Martella. La lista civica collegata al neosindaco ha ottenuto il 30,27% dei voti, una performance simile a quella dell’esperienza di Brugnaro nel 2026, quando la lista aveva sfiorato il 32%. L’affluenza è stata un elemento centrale: solo il 55,87% degli aventi diritto si è recato alle urne, con 112.701 votanti su 201.713; un dato in calo rispetto alle tornate precedenti che ha inciso sulla composizione del Consiglio comunale.
Dove si è deciso il voto
La geografia elettorale ha mostrato una netta divergenza tra il centro storico e la terraferma. Nei sestieri e nel centro storico Martella ha mantenuto un consenso più solido, mentre nelle periferie di Mestre e nella terraferma la performance di Venturini è stata dominante, addirittura oltre il 60% in alcune sezioni. Anche le isole e il Lido hanno registrato scostamenti a favore del centrodestra, trasformando la distribuzione dei seggi e consolidando la maggioranza comunale.
Fattori che hanno inciso sulla vittoria del centrodestra
Al di là dei numeri grezzi, diversi elementi spiegano il successo di Venturini. Primo fra tutti il coinvolgimento di una rete politica consolidata costruita in undici anni di governo, che ha saputo capitalizzare organizzazione e presenza sul territorio. In parallelo, il calo della partecipazione ha penalizzato il centrosinistra, la cui base elettorale non si è mobilitata in misura sufficiente. Anche la presenza di una lista civica forte ha giocato a favore del candidato di centrodestra, sottraendo spazio alle forze tradizionali.
Questioni locali e narrazioni della campagna
La campagna ha visto emergere temi molto radicati: dal progetto della nuova moschea a Mestre alle discussioni sulle candidature di esponenti della comunità bengalese nelle liste del Pd. Questi dossier, insieme ai volantini e ai materiali in lingua madre che hanno acceso polemiche, hanno avuto un peso simbolico e pratico nel territorio della terraferma. I candidati bengalesi hanno raccolto preferenze moderate (ad esempio 297 e 239 preferenze per due nomi citati durante la campagna), numeri che però non sono risultati decisivi da soli ma hanno alimentato la narrativa della contesa elettorale.
Perché il centrosinistra non ce l’ha fatta
La coalizione che sosteneva Andrea Martella, ribattezzata in campagna come la Stagione Buona, non è riuscita a trasformare idee e piattaforme in un vantaggio elettorale. Nonostante proposte su piano casa, gestione del fenomeno turistico e un progetto per uno statuto speciale per Venezia, la proposta del centrosinistra non ha convinto un numero sufficiente di elettori, specialmente fuori dal centro storico. Martella ha sottolineato che ha pesato un «sistema di relazioni e gestione della città» costruito negli anni, riconoscendo che la sfida per cambiare rotta non ha avuto esito.
Le regole del gioco e gli errori strategici
Analisti e dirigenti dem hanno segnalato diverse criticità: sondaggi che non avevano colto la direzione reale del voto, comunicazione a volte timida rispetto alle questioni della sicurezza e dell’ordine urbano, e una gestione della pluralità interna alla coalizione che non è riuscita a generare entusiasmo sufficiente. Martella ha annunciato che rimarrà in consiglio comunale e intende continuare a lavorare dall’opposizione, mentre lo sguardo del centrosinistra si orienterà sulle ragioni profonde di questa sconfitta.
Le conseguenze immediate
Con la vittoria di Venturini, il quadro amministrativo della città prende una piega chiara: la maggioranza comunale sarà orientata al centrodestra, e diverse municipalità e consigli di zona seguiranno lo stesso disegno politico, ad eccezione del centro storico dove persiste una forte presenza di opposizione. L’inchiesta giudiziaria conosciuta come Palude non ha scalzato la fiducia verso l’area di governo uscente, e la continuità con l’esperienza di Brugnaro appaiono un tratto distintivo del nuovo corso.
In chiusura, il voto veneziano dimostra quanto le questioni locali, l’organizzazione territoriale e l’astensionismo possano ribaltare pronostici e aspettative: la città ora si prepara a una nuova amministrazione che eredita obiettivi ambiziosi e pressioni forti, mentre il centrosinistra dovrà riflettere sulle strategie per riconquistare consensi e radicamento.