Mestre sta vivendo una trasformazione silenziosa, guidata dalla presenza sempre più marcata della comunità bengalese. Oltre ai noti casi della moschea e delle rimesse all’estero, che nel 2025 hanno raggiunto la cifra record di 107 milioni di euro, è il mercato immobiliare a raccontare una storia di integrazione e cambiamento.
La presenza bengalese si è consolidata in vari condomini della città, in particolare lungo Corso del Popolo dove la comunità ha assunto un ruolo dominante. In alcuni palazzi, come quello di via Gaspare Gozzi, solo una minoranza di appartamenti è occupata da italiani, mentre la maggioranza è abitata da famiglie originarie del Bangladesh.
La testimonianza di un residente italiano
Un residente di via Gaspare Gozzi, uno degli ultimi italiani rimasti nel condominio, racconta come la presenza bengalese abbia gradualmente modificato la dinamica del palazzo. «Non si tratta di una questione di esclusione, ma di un fenomeno legato al lavoro e alle disponibilità economiche», spiega. «Molti bengalesi non pagano le rette condominiali e gli affitti, accumulando debiti che possono superare i diecimila euro».
La situazione è complessa e variegata: alcuni inquilini non pagano, altri comprano immobili e li subaffittano abusivamente, creando situazioni di sovraffollamento. «È comune vedere gruppi di dieci o venti persone entrare nel condominio con valigie capienti», continua il testimone. «Alcuni sono famiglie, altri sono lavoratori stagionali che non potrebbero permettersi una casa da soli».
Le morosità sono un problema diffuso: nel condominio di via Gaspare Gozzi, almeno dieci civici hanno insoluti che superano i tremila euro. «In alcuni casi, gli amministratori hanno dovuto assumere investigatori privati per recuperare i crediti», aggiunge il residente. «Il problema non è solo la lingua, ma anche la mancanza di conoscenza delle regole e delle tasse da pagare».
Le sfide degli amministratori di condominio
Gli amministratori di condominio confermano le difficoltà descritte dai residenti. «In corso del Popolo gestiamo due condomini dove la presenza bengalese è significativa», spiegano dallo studio Moro di via Filiasi. «Le morosità sono alte, spesso perché gli inquilini non sanno nemmeno di dover pagare».
Negli ultimi anni, sono stati emessi almeno una decina di decreti ingiuntivi per recuperare i crediti. «Alcuni pagano, altri rateizzano, ma molti sfuggono e devono essere rintracciati», continuano gli amministratori. «Il problema è che si rischia di dover aumentare le spese per chi paga regolarmente o di non eseguire le manutenzioni straordinarie perché i fondi non bastano».
Le assemblee condominiali sono spesso ostacolate dalla mancanza di partecipazione degli inquilini bengalesi, che lavorano e non possono essere presenti. «Noi italiani prendiamo le loro deleghe per cercare di raggiungere il quorum», spiega il residente. «Ma il problema va oltre: manca il rispetto delle parti comuni e ci sono lamentele per sporcizia e disturbo della quiete».
La presenza bengalese a Mestre è un fenomeno in continua evoluzione, che sta ridefinendo il tessuto sociale e immobiliare della città. Comprendere e gestire queste trasformazioni sarà fondamentale per garantire una convivenza armoniosa e un futuro sostenibile per tutti.



