Un episodio di violenza a Marghera ha assunto dimensioni politiche internazionali, coinvolgendo istituzioni italiane e bengalesi. L’aggressione subita lunedì sera dall’attrice bengalese Azmeri Haque Badhon ha scatenato reazioni a catena, trasformando un fatto di cronaca in un caso diplomatico.
La vicenda ha visto l’intervento del presidente della Regione VenetoAlberto Stefani che ha espresso solidarietà alla vittima e ha lanciato un messaggio alla comunità bengalese di Mestre. Contemporaneamente, il caso è stato discusso nel Parlamento bengalese dove è stato definito un “attacco alla democrazia”.
L’aggressione a Marghera: cosa è successo
Lunedì sera, lungo via Rizzardi a Marghera, Badhon è stata aggredita da una decina di uomini, tutti connazionali. L’attrice, che aveva partecipato alla Mostra del Cinema di Venezia con il film “The Difficult Bride”, era in compagnia del fratello, della cognata e del nipotino di quattro anni. Gli aggressori l’hanno circondata, ricoprendola di insulti e minacce, tra cui anche insulti sessisti.
Durante l’aggressione, le sono state lanciate uova e bottiglie di Coca-Cola e acqua, le è stato strappato il cellulare e le è stato dato uno schiaffo in pieno volto. Il fratello ha cercato di proteggerla, tenendo in braccio il figlio terrorizzato. Alcuni aggressori hanno filmato la scena, mentre altri continuavano a colpirla con vari oggetti. Badhon ha iniziato a riprendere gli aggressori per consentirne il riconoscimento.
Le radici del conflitto: uno scontro politico in Bangladesh
Per comprendere le motivazioni dell’aggressione, è necessario tornare all’estate del 2024, quando il Bangladesh era governato da Sheikh Hasina leader dell’Awami League. Le proteste degli studenti contro il sistema delle quote per l’accesso agli impieghi pubblici si trasformarono in una rivolta contro il governo. Il 5 agosto, Hasina lasciò il Paese e si rifugiò in India. Pochi giorni più tardi, nacque un nuovo governo guidato dal premio Nobel Muhammad Yunus.
Badhon si schierò con chi fece cadere il governo di Hasina, e questo è il motivo per cui è stata aggredita. Gli uomini che l’hanno circondata sono sostenitori dell’Awami League, che l’hanno chiamata “July Joddha” (combattente di luglio) e “terrorista”. Gli aggressori hanno cercato di costringerla a dire “Joy Bangla, Joy Bangabandhu”, uno slogan storicamente legato al nazionalismo bengalese e fortemente associato all’Awami League.
Le reazioni istituzionali
Il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani ha espresso “la piena solidarietà e la vicinanza di tutti i veneti” alla vittima. Stefani ha dichiarato: “È inaccettabile che un’attrice arrivata nella nostra Regione per partecipare a una manifestazione internazionale sia stata vittima di un’aggressione in virtù delle sue idee”. Ha aggiunto che “chi vive qui deve rispettare le leggi e i principi fondamentali della nostra comunità” e si aspetta “una presa di posizione chiara, senza ambiguità e senza distinguo anche da parte della comunità bengalese di Mestre”.
Dall’altra parte del mondo, il ministro di Stato per gli Affari Esteri del Bangladesh, Humayun Kabir ha definito l’aggressione “un attacco alla democrazia”. Kabir ha riferito che l’Ambasciata del Bangladesh a Roma e il Consolato generale a Milano sono in contatto con Badhon. L’attrice ha annunciato l’intenzione di presentare una denuncia formale alla polizia e all’ambasciata, mentre la rappresentanza diplomatica bengalese in Italia intende sollevare la questione con il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Un ulteriore sviluppo del caso riguarda la presenza di Nur E Alam candidato consigliere del Pd per la municipalità di Favaro, tra gli aggressori. Alam ha smentito categoricamente la sua presenza, affermando: “Non è vero, io non c’ero”.



