Azmeri Haque Badhon è stata aggredita durante la 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia a Mestre: l’attrice bengalese ha subito molestie e un ceffone mentre si trovava vicino all’hotel dove alloggiava e in un parco attiguo.
La vicenda ha assunto rilevanza internazionale perché la vittima partecipava al festival con il film The Difficult Bride e perché gli aggressori l’avrebbero riconosciuta in quanto sostenitrice delle proteste pro-democrazia avvenute in Bangladesh nel luglio precedente. Ultimo aggiornamento: 9 settembre 2026.
Perché la vicenda è rilevante per la comunità e la diplomazia
L’aggressione ha coinvolto componenti della comunità bengalese residente a Mestre e ha offerto terreno di intervento a istituzioni locali e diplomatiche. Il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani ha espresso solidarietà alla vittima, mentre il ministro di Stato per gli Affari Esteri del Bangladesh Humayun Kabir ha definito l’episodio un attacco alla democrazia, segnalando il coinvolgimento dell’Ambasciata del Bangladesh a Roma e del Consolato generale a Milano nelle comunicazioni con la donna.
La polizia giudiziaria (la Digos) ha avviato indagini per ricostruire i fatti, identificare gli aggressori e verificare le registrazioni video degli episodi, che comprendono riprese e dirette compiute dagli stessi assalitori.
Dettagli dell’aggressione a Marghera e negli spazi intorno all’hotel
L’episodio si è svolto lungo via Rizzardi a Marghera nella zona di Mestre dove un gruppo di uomini, indicati dalla vittima come connazionali, ha circondato Badhon mentre era con il fratello, la cognata e il nipotino di quattro anni. Gli aggressori le avrebbero lanciato uova, bottiglie di Coca-Cola e acqua, le avrebbero strappato il cellulare e le avrebbero dato uno schiaffo in volto.
La donna ha raccontato l’accaduto in un lungo post sui social. Ha scritto: “Sono andata al parco con mio fratello e la sua famiglia, e molti nostri fratelli bengalesi sono venuti e mi hanno molestata fisicamente. Mi hanno lanciato addosso acqua e altri oggetti. Con me c’era anche il figlio piccolo di mio fratello e queste persone mi hanno aggredita fisicamente. Mi hanno anche preso il telefono e mi hanno colpita”.
Ha inoltre riferito che gli aggressori l’hanno filmata e trasmessa in diretta: “Mi hanno detto che sono una combattente di luglio e io ho risposto, sì, lo sono. Ho partecipato al movimento di luglio. Mi hanno detto di essere sostenitori di Bangabandhu e mi hanno costretta a dire Joy Bangla, Joy Bangabandhu”.
Reazioni pubbliche, diplomatiche e sviluppi delle indagini
Le autorità locali hanno condannato l’episodio e richiesto rispetto delle regole e della sicurezza pubblica. Il presidente regionale Alberto Stefani ha parlato di inaccettabilità dell’atto nei confronti di una partecipante a un festival internazionale e ha chiesto una presa di posizione netta anche dalla comunità bengalese di Mestre.
Dall’altra parte, il rappresentante del governo del Bangladesh ha segnalato l’interessamento dell’Ambasciata e del Consolato generale e ha annunciato che la vicenda sarebbe stata portata all’attenzione del ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani. L’attrice ha annunciato l’intenzione di presentare una denuncia formale alla polizia e all’ente diplomatico.
Tra gli sviluppi investigativi è emersa l’accusa sulla possibile partecipazione di un candidato locale, Nur E Alam il quale ha però negato categoricamente la sua presenza: “Non è vero, io non c’ero”. Le indagini della Digos hanno cercato di ricostruire i movimenti tramite filmati e testimonianze per accertare responsabilità penali.
La vittima ha commentato gli aspetti di sicurezza delle donne in Bangladesh e ha rivolto una replica agli aggressori: “Ero semplicemente andata a fare una passeggiata serale in un parco vicino all’hotel in cui alloggio. Mio fratello era con me, insieme al suo bambino piccolo, che non ha nemmeno quattro anni. Il bambino urlava e piangeva, mentre loro esultavano. Mi chiamavano con insulti sessisti e volgari”.



