1 Giugno 2026 🌤 21° Allerta arancione · pioggia · fino 3 Giugno 01:59

Ultimo fermo per il clan Sakka: arrestato in centro storico a Venezia

L'ultimo componente ricercato del clan tunisino Sakka è stato arrestato a Venezia al termine di un'operazione congiunta. L'indagine, partita in primavera e accelerata dopo l'accoltellamento del 22 aprile, ricostruisce una serie di episodi violenti che hanno coinvolto risse, rapine e aggressioni in centro storico.

Ultimo fermo per il clan Sakka: arrestato in centro storico a Venezia

Le forze dell’ordine hanno chiuso un capitolo della lunga vicenda che ha sconvolto il centro storico di Venezia: l’ultimo ricercato riconducibile al clan tunisino dei Sakka è stato preso e portato in carcere. L’arresto è il risultato di un’operazione congiunta della squadra mobile e dei carabinieri, avviata in primavera e intensificata a seguito dell’accoltellamento avvenuto in campo San Barnaba il 22 aprile, episodio che ha fatto salire la tensione pubblica e investigativa.

Il quadro investigativo e le indagini coordinate

L’attività d’indagine ha seguito due traiettorie parallele: da un lato la Polizia ha raccolto elementi su alcuni membri del clan ritenuti responsabili di un tentato omicidio, dall’altro l’Arma ha concentrato gli accertamenti su altri indagati collegati alla stessa famiglia. In totale, circa dieci giorni prima dell’arresto sono state emesse misure cautelari nei confronti di cinque persone gravemente indiziate per reati che vanno dal tentato omicidio a lesioni aggravate, rapina e furto aggravato.

La sinergia investigativa ha permesso di intercettare tre soggetti già individuati dalla Polizia e condotti in carcere, mentre l’attività dei carabinieri ha portato all’identificazione di due ulteriori persone: una era già stata localizzata e trasferita a Santa Maria Maggiore, l’altra è stata fermata il 27 maggio in piazzale Roma nel corso di una forte intensificazione dei controlli con oltre 50 identificazioni.

Elementi chiave raccolti dagli inquirenti

Tra le prove e gli indizi acquisiti figurano riscontri sulle dinamiche di una rapina particolarmente violenta avvenuta in centro storico, che ha visto come vittima un cittadino palestinese: l’uomo sarebbe stato aggredito nella propria abitazione e derubato dopo essere stato gravemente malmenato, con le braccia spezzate. Questi fatti, insieme all’accoltellamento del 22 aprile che ha lasciato due feriti, hanno costituito il nucleo delle misure cautelari.

La catena degli episodi che hanno acceso la città

La tensione nel centro di Venezia non è esplosa per caso: gli episodi si sono susseguiti in poche settimane, segnando un’escalation che ha coinvolto le due famiglie tunisine rivali, i Sakka e i Mallat. Dalle risse in strada agli accoltellamenti fino a episodi con katana e machete, il quadro che è emerso è quello di una faida radicata e alimentata anche da attriti nati nel paese d’origine.

Una testimonianza emersa dalle indagini parla di aggressioni con bombolette di spray al peperoncino, bottiglie di vetro e coltelli, e della paura tra i familiari che chiedono di poter tornare a vivere senza minacce. In più, alcuni video e ricostruzioni descrivono inseguimenti e trappole in calli veneziane che hanno spinto le autorità a incrementare il controllo del territorio.

La richiesta di pace dalla famiglia di uno degli indagati

Tra le voci che chiedono la cessazione delle ostilità c’è quella di Irina Petrova, cognata di Mohammad Sakka, che ha raccontato di episodi in cui la famiglia sarebbe stata assalita da un gruppo numeroso, con spray urticanti e armi bianche. La sua testimonianza è emblematica della volontà di molti residenti di porre fine a una spirale di vendette che ha messo in allarme la comunità cittadina.

Conseguenze operative e controllo del territorio

L’arresto dell’ultimo ricercato rappresenta un passaggio importante per le indagini ma non elimina del tutto il problema della violenza di strada. Le forze dell’ordine hanno spiegato che il rafforzamento dei servizi di controllo, con controlli mirati in piazzale Roma e in centro storico, ha permesso di ottenere risultati concreti, tra cui l’identificazione di numerosi soggetti e il sequestro di elementi utili alle indagini.

La popolazione locale spera che la detenzione dei presunti responsabili e il lavoro investigativo in corso contribuiscano a ridurre le tensioni e a ricostruire un clima di sicurezza nei luoghi frequentati da cittadini e turisti.

Cosa resta da chiarire

Rimangono aperti passaggi investigativi fondamentali: la ricostruzione completa dei ruoli individuali all’interno del clan, l’accertamento della partecipazione agli episodi di violenza più gravi e la verifica della presenza di armi da fuoco in alcuni episodi denunciati. Gli inquirenti proseguono con interrogatori, analisi dei filmati e raccolta di ulteriori testimonianze per completare il quadro probatorio.

In attesa degli sviluppi giudiziari, la vicenda dei Sakka a Venezia resta un monito sulla rapidità con cui conflitti privati possono trasformarsi in emergenze di ordine pubblico. L’operazione congiunta del 28 maggio e il fermo del 27 maggio sono al momento tappe decisive in un’inchiesta che continua a muoversi su più fronti e che le autorità intendono portare fino in fondo.

Venezia adesso

QUALITÀ ARIA
Buona
NO₂ 34 µg/m³
ACCADUTO OGGI
Curiosità storiche legate al 1 Giugno