Mercoledì mattina, alle 11.45, la tranquillità del carcere di Santa Maria Maggiore a Venezia è stata interrotta da un’azione inattesa. Un detenuto di 37 anni, identificato come Diar Krasneqi, ha approfittato di una brezza nella sorveglianza per mettere in atto una fuga ben congegnata. Con due strati di abbigliamento e una copertura preparata, ha superato il primo baluardo di cinta interno, alto cinque metri, ferendosi nella parte superiore della recinzione di filo spinato.
Il salto del muro e il percorso verso la stazione
Dopo aver superato il primo ostacolo, Krasneqi si è diretto verso la seconda barriera, quella che separa il recinto dal rio Terà dei Pensieri. Anche questo secondo muro è stato scalato con destrezza, dimostrando che il piano prevedeva più di un semplice errore di vigilanza. Una volta fuori dal perimetro, il detenuto ha raggiunto la stazione di Santa Lucia, dove, evitando i controlli d’ingresso, è salito a bordo del primo Frecciarossa in partenza.
Intervento di Polfer e fermo a Mestre
Il treno non era ancora stato segnalato come in fuga: il personale di Trenitalia ha notato una figura sospetta a bordo e, nel tratto Venezia-Mestre, ha contattato la Polfer. Gli agenti, saliti sul convoglio, hanno immediatamente messo le manette al detenuto, bloccandone la fuga prima che potesse raggiungere un altro nodo ferroviario, come Padova o Mestre, dove sarebbe stato più difficile contenerlo. Questo intervento rapido si è basato anche sull’esperienza di un caso analogo, avvenuto il 17 settembre, quando il rumeno Florim Baeram era evaso senza successo.
Criticità della struttura penitenziaria
Il giudice ha confermato l’arresto di Krasneqi, rinviando il processo per l’evasione, mentre l’uomo è tornato nella sua cella. La sua condanna originale era per rapina, con un recente episodio di lesioni a Santa Maria. Il segretario della SAPPE per il Triveneto, Giovanni Vona ha colto l’occasione per denunciare le condizioni degradanti del penitenziario: una struttura antica, poco curata, con personale insufficiente e barriere difettose. Vona ha sottolineato che a Santa Maria Maggiore sono stati assegnati solo cinque nuovi agenti, mentre la Giudecca ne ha ricevuti quattro, un rinforzo “non adeguato” a garantire la sicurezza.
Reazioni istituzionali e prospettive
Il capitolo della fuga ha suscitato anche le osservazioni del cappellano del carcere, don Massimo Cadamuro il quale ha definito la prigione una “doppia privazione di libertà”. Secondo lui, le carenze operative, i lunghi tempi di attesa e le disfunzioni logistiche richiedono un intervento urgente da parte del Ministero della Giustizia. L’ampliamento delle squadre di sorveglianza, il collaudo dei cancelli e il potenziamento delle telecamere sono tra le misure richieste per evitare ulteriori tentativi di fuga, che negli ultimi mesi sono aumentati notevolmente nella regione veneta.
Un quadro di emergenza penitenziaria
Il caso di Krasneqi, unitamente alle fughe di Baeram e di altri detenuti in poche settimane, rappresenta un campanello d’allarme per le autorità veneziane. Come ha evidenziato Donato Capece segretario generale del sindacato autonomo di polizia penitenziaria, le evasioni non sono più episodi isolati ma sintomo di una situazione sistemica che necessita di interventi strutturali. La combinazione di muri alti, ma curati solo superficialmente, e la carenza di personale addetto al monitoraggio delle telecamere rende il rischio di ulteriori fughe una realtà concreta. La speranza è che, con una revisione delle risorse e delle procedure, la sicurezza dei carceri veneziane possa essere ripristinata.



