Il mercato degli affitti brevi sta vivendo una fase di espansione senza precedenti in Veneto. Il presidente di Federalberghi, Massimiliano Schiavon, ha inviato un avviso pubblico, chiedendo alle istituzioni un intervento rapido per regolare un fenomeno che, a suo avviso, sta minacciando l’equilibrio delle città regionali.
Secondo l’analisi “Turismo e shadow economy” realizzata dall’associazione, ad agosto 2026 il numero di annunci su Airbnb nell’intera regione ha raggiunto i 40.000, mostrando un incremento del 12,5% rispetto all’anno precedente. Questo balzo di dati è il risultato di una domanda crescente, ma anche di una offerta che non è più in grado di essere gestita senza regole chiare.
Il fenomeno degli annunci su Airbnb in Veneto
Il censimento dei Airbnb rivela una concentrazione notevole nelle principali mete turistiche. Venezia è la città con il maggior numero di inserzioni, pari a 9.042, seguita da Verona con 3.840 e da San Michele al Tagliamento con 3.833 annunci. Altre località come Jesolo (1.801), Padova (1.265) e Peschiera del Garda (810) completano la classifica, dimostrando come il fenomeno interessi sia le grandi città sia le destinazioni minori.
Distribuzione territoriale dei 40.000 annunci
Oltre alle città già citate, nella top ten dei comuni più saturi compaiono Chioggia (807), Caorle (803), Rosolina (787) e Lazise (713). A livello nazionale, il 67,5% degli annunci è gestito da “property manager”, il 81,8% riguarda interi appartamenti vuoti e il 57,6% di questi è disponibile per più di sei mesi all’anno, fattori che rendono il mercato particolarmente complesso da monitorare.
Conseguenze sulla vivibilità delle città venete
Un eccesso di offerta ricettiva non pianificata riduce la disponibilità di abitazioni per i residenti, spinge al rialzo i canoni di locazione e mette sotto pressione i servizi pubblici, dal trasporto alla sanità. Inoltre, a differenza degli hotel, molti degli alloggi pubblicizzati su piattaforme digitali non dispongono del Codice Identificativo Nazionale né degli obblighi di sicurezza, come la presenza di estintori, aumentando i rischi per gli ospiti.
Quando i posti letto offerti dagli affitti brevi superano o eguagliano quelli del settore alberghiero tradizionale, le conseguenze si fanno sentire: aumento delle tensioni sul mercato immobiliare, sovraffollamento delle zone più gettonate e deterioramento della qualità della vita dei cittadini. Schiavon sottolinea che più posti letto non equivalgono automaticamente a più ricchezza, ma possono generare un effetto contrario se la capacità infrastrutturale non è adeguata.
Le richieste di Federalberghi Veneto
Di fronte a questi dati, la proposta di Federalberghi Veneto è chiara: valutare un congelamento temporaneo delle nuove aperture di affitti brevi nelle località più pressurate, consentendo alle amministrazioni comunali di programmare lo sviluppo secondo la reale capacità di carico del territorio. L’obiettivo è creare una governance forte e uniforme per tutti gli operatori del settore turistico.
L’associazione ribadisce che la regolamentazione non vuole limitare il diritto alla proprietà privata, ma piuttosto garantire un turismo sostenibile, tutelare il patrimonio immobiliare locale e mantenere la qualità dei servizi per residenti e visitatori. Schiavon conclude che l’intervento politico è ormai una priorità assoluta per la Regione Veneto.



