Il 26 ottobre 2026 la Polizia di Stato di Chioggia ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un uomo di 50 anni, ritenuto responsabile di una lunga serie di abusi nei confronti della compagna convivente. La misura, disposta dall’autorità giudiziaria di Venezia, arriva dopo una denuncia presentata dalla vittima e un’attività investigativa condotta dal Commissariato locale di Chioggia.
Secondo gli elementi raccolti dagli investigatori, la convivenza sarebbe stata caratterizzata da un clima di continua intimidazione: minacce, vessazioni psicologiche e ripetute aggressioni fisiche che avrebbero costretto la donna a rivolgersi alle cure mediche. La dinamica include anche la minaccia di rendere pubblici video intimi per impedire alla donna di interrompere la relazione.
Ricatto con video e resistenza a lasciare la relazione
Le indagini hanno evidenziato che ogni tentativo della donna di allontanarsi dal convivente veniva vanificato dalla paura della diffusione di materiale privato: la minaccia di esporre video intimi è emersa come strumento ricattatorio ripetuto negli ultimi due anni. Questo meccanismo, secondo gli accertamenti, ha contribuito a mantenere la vittima in uno stato di gravissima ansia e soggezione, limitandone la libertà di scelta e la possibilità di chiedere aiuto più tempestivamente.
Durata e natura delle pressioni
Gli investigatori riferiscono che il quadro di violenza non si limita alla sfera psicologica: gli episodi documentati coprono un arco temporale di circa due anni, con continue pressioni verbali e comportamenti intimidatori che hanno minato la salute fisica e mentale della donna.
Aggressioni aggravate nei mesi di agosto e settembre
Nei mesi di agosto e settembre la situazione sarebbe precipitata: alle vessazioni si sarebbero aggiunte aggressioni fisiche di particolare gravità e un episodio di violenza sessuale, circostanze che hanno reso necessario l’intervento sanitario. In seguito alle percosse e ai traumi riportati, la vittima si è recata al pronto soccorso dell’ospedale di Chioggia per le cure del caso.
La documentazione clinica e le testimonianze raccolte sul territorio hanno costituito parte integrante del fascicolo istruttorio che ha portato la magistratura a ritenere sussistenti gravi indizi a carico del 50enne. Le forze di polizia hanno quindi proceduto con l’esecuzione della misura detentiva disposta dall’autorità giudiziaria di Venezia.
Provvedimenti amministrativi e presunzione di innocenza
Oltre alla custodia cautelare, il Questore di Venezia, Antonio Sbordone, ha emesso nei confronti dell’indagato il provvedimento di ammonimento, misura di prevenzione volta a contrastare condotte persecutorie e a tutelare la vittima. Si sottolinea che la vicenda è tuttora nella fase delle indagini preliminari e che per l’indagato vige la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
Il caso ha visto il coinvolgimento diretto del personale del Commissariato di Chioggia, che ha condotto le attività investigative dopo la denuncia. Gli accertamenti hanno inoltre fatto emergere la presenza di precedenti di polizia a carico del cinquantenne, elementi che hanno contribuito alla decisione dell’autorità giudiziaria di adottare la misura detentiva.
La vicenda riporta in primo piano il tema della violenza domestica e dell’uso del ricatto digitale come strumento di controllo: la capacità di minacciare la diffusione di contenuti intimi può costituire un aggravante che paralizza la vittima e complica le tempistiche di intervento. Nel caso di Chioggia, la combinazione di minacce, aggressioni e la disponibilità di materiale privato ha determinato un quadro giudiziario che ha portato all’arresto del presunto responsabile.
Restano operative le indagini del Commissariato locale per ricostruire con precisione la successione degli episodi contestati e per raccogliere ulteriori elementi utili al procedimento in corso, sotto il coordinamento dell’autorità giudiziaria di Venezia.



